Fini-Berlusconi: parte il countdown per il giorno della verità

A noi pare che la misura sia veramente colma. Del gelo calato tra i due cofondatori del Pdl si è parlato in maniera ossessiva e talvolta scomposta, assecondando un gusto – moderatamente patologico – che vuole accompagnare le questioni meramente politiche con digressioni riconducibili al pettegolezzo.

Di cronache e note vergate con “generosità” da fini analisti non se ne può più e ciò lo si scrive con il massimo rispetto per quanti, in questi giorni di “scompiglio”, stanno contribuendo a leggere con attenzione maniacale una “mappa” ormai logorata. Una carta sbiadita in cui risulta ormai difficile (quasi impossibile) orientarsi, ma che forse bisogna riscrivere non partendo dai commenti (pur legittimi e preziosi, ci mancherebbe), ma attendendo le mosse “reali” dei protagonisti.

Per questo motivo preferiamo oggi non avventurarci nei sentieri labirintici delle fantasiose interpretazioni, rimettendo ogni commento alla giornata di domani quando (finalmente) in occasione della Direzione nazionale del Pdl, Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi potranno incontrarsi per definire, ognuno confortato dai propri sodali, il destino del partito che hanno fondato insieme.

La cronaca, dunque, semplice ed asciutta riferisce che ieri il presidente della Camera ha chiamato a raccolta cinquanta parlamentari a Montecitorio per chiarire i punti critici (messi nero su bianco) da esporre domani durante la Direzione del partito. Sul “fronte” avverso, il presidente del Consiglio ha invece convocato in serata a palazzo Grazioli il quartier generale del Pdl (di area forzista), aprendo le porte di casa anche ai leghisti Calderoli e Maroni (il Senatur era a Milano) e agli ex finiani (Alemanno, Matteoli, Gasparri) sempre più vicini alle posizioni del premier.

Delle presunte “congetture” elaborate si può solo scrivere, ricorrendo alla sintesi estrema, che i due pare abbiano rafforzato le proprie posizioni e si preparino al grande incontro di domani con trepidazione e ansia. L’uno, animato dalla volontà di denunciare i “guasti” di un partito sbilanciato verso la leadership del premier e “viziato” dall’invadenza leghista; l’altro, irritato dai continui sconfessamenti che sembrano preludere al “tradimento” finale.

Il countdown è già partito, non ci resta che pazientare per comprendere se il “Risiko” nostrano finora ipotizzato abbia possibilità di tradursi in realtà.

Maria Saporito