Giornalista innamorata di un prete: processo per stalking

Milano, 21 aprile. Curiosa storia di moderne persecuzioni, quelle per le quali è stata coniata la nuova parola stalking nella recente normativa. Lei  una giornalista milanese, lui un sacerdote, parroco di una chiesa dell’Argentano, per l’esattezza della provincia di Ferrara. Le donne, si sa, vengono più raramente accusate di questo reato dal nuovo nome (ma di vecchia usanza), e forse se ne rendono protagoniste più difficilmente. Ma in questo caso, il non consenziente oggetto di attenzione è anche di scelta davvero curiosa: un prete, a quanto sembra.

Chi mai avrebbe immaginato di vedere negli spazi dedicati alla cronaca una donna accusata di stalking ai danni di un sacerdote. La trentenne giornalista aveva a quanto pare un certo debole per questo giovane sacerdote. Peraltro, la ragazza è, a quanto dichiara, una cattolica praticante, ed una fervida credente. Il parroco durante ogni fine settimana, ed in particolare durante le funzioni, pare venisse inseguito ed incalzato dalla giornalista, alle prese in questo caso non tanto con l’insistenza di cui molti tacciano il suo tipo di lavoro, quanto con quella cui si sentiva spinta da un richiamo di vita privata: il richiamo che gli psicologi in genere definiscono ossessivo, immaturo, proprio di una non sviluppata psiche, o di un affettività infantile insufficiente.

Durante le funzioni, a quanto si apprende dalle accuse perpetrate dal sacerdote, gli atteggiamenti della insolita giornalista innamorata mettevano in imbarazzo i parrocchiani presenti, a causa delle insistenze che si facevano evidenti, con tanto di messaggini lasciati in chiesa, nascosti da qualche parte.

E si è svolto oggi, infine, l’atteso processo: un legale per l’imputata di stalking, due avvocati (donne) per lui, il sacerdote che, non per sua colpa, possiede quel fascino involontario che evidentemente crea contrattempo. La buffa causa non è andata per le lunghe: solo pochi minuti, ed il giudice ha ottenuto che fosse accolta la proposta di ritirare la denuncia. Il reato è stato cancellato, la giornalista non verrà radiata dall’albo, e tutti possono finalmente continuare la loro vita ordinaria. Anche i parrocchiani, che, si suppone, non dovranno più assistere alle comiche scenette che hanno portato a tanti guai la giovane imputata in questo periodo.

Ma qualcosa ancora in sospeso ci sarebbe, probabilmente, almeno nell’animo di qualcuno: davvero, in pochi minuti trascorsi davanti ad un così ragionevole e pragmatico giudice, si possono cancellare alla radice tutti i turbamenti di un animo evidentemente non proprio sereno, date le circostanze? Un lungo lavoro su se stessi, in certi casi, è quanto di più raccomandabile per risanare una psiche evidentemente non matura abbastanza da affrontare la vita nella società in modo costruttivo per sé e per gli altri.

In effetti è da notare anche che la storia è ben radicata negli animi (compreso quello, a quanto pare, interdetto, del parroco molestato), poiché   l’incontro tra i due protagonisti della stramba storia romantica era nato, a quanto pare, già due anni fa in Sardegna, dove il sacerdote andava sempre in vacanza, ospite de un amico prete a Santa Teresa di Gallura. C’è da augurare a tutti i protagonisti della curiosa storia, che trovino, dopo tanti scherzi del destino ma anche umani, il modo di farsi una ragione sui fatti.

S. K.