I cani contagiano i padroni con la leishmaniosi

Un bel luogo comune. E’ vero che, spesso, i padroni si prendono cura dei propri amici a quattro zampe, ma non sono a conoscenza di quelle malattie che un cane potenzialmente può trasmettere  al padrone, come ad esempio la leishmaniosi.  Malattia una volta  molto diffusa nelle zone calde (si pensi solo che in Italia era ed è diffusa soprattutto al sud e nelle isole),  in tempi più recenti risulta apparire spesso anche nel nord Italia, toccando anche  le zone sub-alpine. Esistono poi alcune piccole sacche in Piemonte e in Lombardia.

Questi dati sulla leishmaniosi, grave malattia trasmessa ai cani tramite un insetto chiamato flebotomo o pappatacio, sono stati dichiarati dalla LeishMap, il network scientifico per il monitoraggio e la mappatura della leishmaniosi canina in Italia, che, tra l’altro, dà anche consigli utili per prevenirne il contagio.

Luigi Gradoni del reparto di Malattie trasmesse da vettori e Sanità internazionale, dipartimento di Malattie infettive, parassitarie e immunomediate dell’Istituto superiore di sanità, ha dichiarato che “L’aumento della temperatura insieme al fenomeno del turismo con ‘cane al seguito’ stanno favorendo la diffusione della leishmaniosi nel nostro Paese: la malattia sta diventando endemica anche al di fuori dei focolai tradizionali. Le uniche aree attualmente non endemiche sono i centri urbani delle città medie e grandi, la pianura padana e i rilievi montuosi sopra i 400-800 metri”.

Se il dato della diffusione, anche se forse un po’ drammatizzato, trova riscontro nella realtà, c’è da fare una riflessione sul concetto di “cane al seguito”. Il vettore di diffusione della Leishmaniosi è, sostanzialmente, una sorta di zanzara chiamata Flebotomo e l’aumento della temperatura favorisce il proliferare del numero di esemplari di quest’ultima piuttosto che l’aumento del numero di cani, sani o malati che siano.

Dare totalmente la “colpa” al cane, pur ammettendo ovviamente che possa, in questo, ricoprire un ruolo, appare almeno parzialmente fuori luogo. Fondamentale è sapere che un cane non può, in modo diretto, trasmettere la malattia all’uomo. Perchè questo avvenga il Flebotomo deve prima pungere l’animale malato e di seguito l’uomo. Anche in questo caso, le conseguenze per l’essere umano sono il più delle volte del tutto irrilevanti se non nulle. Solo in rari casi di pazienti immunodepressi ( ad esempio HIV positivi) la malattia può diventare pericolosa e anche mortale, ma perchè ciò avvenga, la stessa dev’essere prima largamente trascurata.

 

La LeishMap ha reso note le località ad alta presenza di pappataci in Italia, ovvero Basilicata, Calabria Campania, Liguria, Lazio, Toscana, Abruzzo, Molise, Puglia, l’isola d’Elba, la Sardegna e la Sicilia. All’estero spiccano Francia, Spagna, Portogallo, Grecia e Malta.
Le zone a media presenza sono Umbria, Marche ed Emilia Romagna orientale. Ci sono anche regioni in cui sono stati accertati casi autoctoni di infezione da Leishmania infantum, vale a dire Piemonte, Emilia Romagna occidentale, Lombardia, Veneto, Friuli e persino Trentino e Valle d’Aosta.

Per evitare il contagio qualora si decidesse di visitare con fido queste aree, è necessario proteggere il cane con collari a base di deltametrina. Inoltre, è bene evitare di far stare all’aria apera il cane nelle ore serali(se non protetto appunto da appositi collari).

Ci si può accorgere dell’avvenuto contagio. “La sintomatologia legata alla leishmaniosi è molto varia – ha precisato Marco Melosi, vicepresidente dell’Associazione nazionale medici veterinari italiani (Anmvi) – perché dipende dalla risposta immunitaria che il cane dà all’infezione e dagli organi o dagli apparati coinvolti. In ogni caso, i più comuni sono il dimagrimento, l’affaticabilità e l’anemia. Inoltre possono manifestarsi forfora, disturbi agli occhi, che appaiono biancastri, e anche una crescita eccessiva delle unghie. Ai primi segnali è importante rivolgersi subito al veterinario di fiducia e, comunque, è consigliabile fare controlli regolari all’animale, almeno ogni 6-12 mesi.”

Angela Liuzzi