Intercettazioni, scontro fra governo e magistratura. E Di Pietro inventa

Roma, 21 aprile. La Commissione Giustizia al Senato  ha  proposto ieri nuovi emendamenti alla legge sulle intercettazioni, e si apre come è naturale un mare di scontri fra maggioranza ed opposizione.

Gli emendamenti promossi dalla maggioranza prevedono tali e tante restrizioni all’attuale regolamentazione delle intercettazioni, da vanificarle addirittura come metodo di indagine, dato l’alto rischio che ci sarebbe di imbattersi in qualche nuovo cavillo legale, per chiunque ne faccia uso.

Il primo emendamento proposto dal governo prevede che chiunque pubblichi o riveli atti di un processo penale coperti dal segreto istruttorio dovrà rischiare una pena detentiva  da uno a sei anni di reclusione. Si prevede inoltre che nessun documento o intercettazione di un processo penale possa essere pubblicato prima dell’udienza preliminare del processo in questione.
Nel secondo emendamento promosso dalla maggioranza, si prevede inoltre che potranno essere indagati con il metodo dell’intercettazione soltanto soggetti inquisiti direttamente  dalla magistratura o personalmente connessi ai fatti delittuosi in questione e non, come avviene fino ad ora, persone che abbiano in qualche modo contatti con qualcuno  eventualmente connesso al procedimento come oggetto indagato. Verrebbe, insomma, “individualizzata” l’intercettazione, che riguarderebbe i soli coinvolti in prima persona, e non più una fitta rete di soggetti eventualmente a conoscenza di fatti di varia natura. Questo, ovviamente, limiterebbe di molto le possibilità per la magistratura di venire a conoscenza di fatti rilevanti alle indagini, dal momento che sarebbe così necessario che i soli soggetti inquisiti stessi ne parlino, convinti di non esser ascoltati (circostanza dalle possibilità assai remote).

Oltre ai due emendamenti governativi, sono state poi presentate anche una decina di modifiche proposte infine dal relatore, tutte volte a garantire pene estremamente severe in caso di riprese o registrazioni, nonché pubblicazioni che si concretizzino al di fuori dei ristrettissimi casi previsti dagli emendamenti.

Contro le nuove proposte, i Radicali si mettono all’opera parlando di disobbedienza civile, e l’Idv, dal canto suo, non sta a guardare. “Ogni volta che ci sarà un’intercettazione che è stata regolarmente depositata contenuta in provvedimenti messi a disposizione delle parti, si alzerà un parlamentare dell’Idv al termine della seduta e la leggerà ad alta voce in Aula”, è stata la trovata di Di Pietro per aggirare l’ostacolo.

Il leader dell’Idv Antonio Di Pietro fa sapere infatti che nella serata di ieri c’è stata una riunione del suo partito, durante la quale si è presa di comune accordo una decisione di questo tipo. Scherza anche sulle circostanze, Di Pietro, che sottolinea che in parole povere, con i nuovi emendamenti proposti, è come se qualcuno dicesse : “D’ora in avanti buttate tutti i registratori, perché altrimenti rischiate fino a quattro anni. Fossi un’azienda che produce registratori li citerei in giudizio.”

Ma scherzi a parte, sembra davvero determinata la nuova linea d’azione programmata in sede Idv.  “Ogni volta che ci sarà un’intercettazione regolarmente depositata e a disposizione delle parti, al termine della seduta d’Aula (alla Camera o al Senato) si alzerà un parlamentare dell’Idv e la leggerà”, spiega l’ex pm. Il che aggirerebbe anche il divieto di pubblicazione per i giornali, dal momento che le intercettazioni apparirebbero nel  resoconto parlamentare e pertanto non se ne potrebbe vietare la citazione sulla carta stampata. Furbo di un Di Pietro!

In posizione polemica contro il ddl del governo, come prevedibile che fosse,  anche l’Associazione Nazionale Magistrati, che informa della sua  “più netta contrarietà” al testo attuale, che “rischia di vanificare, soprattutto per i reati di mafia e di criminalità organizzata, la possibilità di utilizzare un fondamentale e insostituibile strumento d’indagine”.

Sandra Korshenrich

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