Libano: “Dall’Italia fondamentale sostegno”

Esercizi di diplomazia. Mentre Gianfranco Fini serra i ranghi e torna a ventilare la creazione di una corrente interna al partito, in attesa della Direzione Generale di partito di giovedì mattina, il presidente del Consiglio adempie ai propri obblighi di rappresentanza e ospita i pari grado mondiali. Magari affinando le proprie arti da mediatore. Sappiamo adesso che, a quanto pare, l’Italia sarebbe alleato fondamentale per il Libano, fino a contare di giocare “un cruciale ruolo storico”. Lo ha detto Saad Hariri, primo ministro libanese, a seguito dell’incontro tenutosi a Roma col premier italiano Silvio Berlusconi. Un grazie all’Italia, da parte del leader del paese mediorientale, soprattutto perché avrebbe imbastito e voluto fortemente la conferenza che ha dato poi il via alla cosiddetta missione Unfil 2, nella quale ancora duemila soldati italiani sono attualmente impegnati.

A giudizio di Hariri, figlio dell’ex presidente libanese Rafiq, ucciso nel marzo del 2005, il governo di Roma meriterebbe “gratitudine e apprezzamento” per aver contribuito al cessate il fuoco israeliano nell’inasprirsi delle tensioni tra Tel Aviv e Beirut nell’estate del 2006, e per l’effetto stabilizzante scaturitone nei mesi a seguire, specie per il sud del paese. Harir avrebbe poi afronato col premier italiano argomenti di carattere finanziario e commerciale, nell’augurio di un miglioramentonei rapporti bilaterali in questo ettore. Rapporto che, a suo parere, potrebbe innescare un circolo virtuoso per la vita dell’Unione dei paesi del Mediterraneo, nella speranza che l’Italia, per cultura e tradizione tassello fondamentale dell’area, possa prodursi in uno sforzo in tal senso. Berlusconi, a dire il vero, si è limitato ha fatto sapere che ha intenzione di sostenere fortemente l’opera riformista e liberizzatrice dello Stato libanese sotto il governo Hariri. E di voler andare a trovarlo presto.

Vincenzo Marino