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Unicef: progressi contro la malaria

Uno studio del Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia (Unicef), fa il punto della situazione sul problema malaria nel mondo. Pur essendo migliorata c’è purtroppo molta strada ancora da fare, visto che il continente Africa registra il 90 per cento dei casi.

Il rapporto World Malaria Day 2010: Africa Update promosso dall’Unicef in collaborazione con ”Roll Back Malaria’‘ (RBM) evidenzia i miglioramenti raggiunti in Africa.

“Grazie a una forte cooperazione internazionale – ha dichiarato la direttrice esecutiva dell’Unicef, Ann Veneman – è stato possibile compiere importanti progressi, ma tanto resta ancora da fare soprattutto in favore di bambini e donne incinte che continuano a morire in Africa a causa di una malattia prevenibile e curabile”.

Il presidente di Unicef Italia Vincenzo Spadafora, ricorda che tra 257 giorni scadrà l’impegno stabilito dal Segretario Generale dell’ONU per “la copertura universale della popolazione a rischio con tutte le misure antimalaria disponibili”, molti dei paesi coinvolti sono ormai a buon punto, mentre altri stanno ancora mettendosi in regola con gli accordi che scadranno quest’anno.

Ma mancano fondi per risolvere completamente il problema malaria, “senza un flusso di finanziamenti costante e affidabile, il significativo contributo che la lotta alla malaria sta dando al conseguimento degli Obiettivi per lo Sviluppo del Millennio potrebbe essere vanificato”, afferma Coll Seck, Direttore generale della partnership Roll Back Malaria.

Oggi continua Coll Seck, si riesce a salvare con i fondi a disposizione un bambino ogni tre minuti, per questo precisa che non bisogna abbassare la guardia, riducendo gli sforzi economici, che hanno portato alla distribuzione, in base ai dati presentati nel rapporto, di circa 200 milioni (sulle 350 milioni necessarie) di zanzariere con insetticida ricevute dai Paesi africani tra il 2007 e il 2009.

Bisogna inoltre tenere presente che gli Stati africani, hanno bisogno di profilassi più efficaci e di conseguenza più costose, ancora bassa infatti, la percentuale di bambini africani curati con farmaci ACT, e l’utilizzo di test diagnostici.

Giulia Di Trinca