Home Cultura Un “inedito” Stanley Kubrick: foto in mostra a Milano

Un “inedito” Stanley Kubrick: foto in mostra a Milano

Stanley Kubrick ha conquistato fama mondiale con i suoi film, controversi come Arancia meccanica e Lolita, inquietanti come Shining, di forte impatto come Orizzonti di gloria e Full metal jacket, solo per citare alcune delle sue opere.

Tuttavia Kubrick non era solo un “uomo di cinema”, per la sua attività di sceneggiatore e regista. Il suo legame con il mondo dell’immagine risale agli anni del secondo dopoguerra, quando il giovane Kubrick lavorò per la rivista Look.

Questo aspetto meno conosciuto è il tema della mostra “Kubrick fotografo”, che sarà ospitata dal Palazzo della Ragione di Milano fino al 4 luglio.

L’esposizione, curata da Rainer Crone, mostra al pubblico una selezione di circa 200 fotografie scattate dal 1945 al 1950 per Look. Il lavoro di indagine di Crone ha portato alla luce molti inediti, oltre alle foto già pubblicate.

Il magazine assunse il 17enne dopo aver visto un suo scatto di un edicolante colpito dalla morte del presidente Roosevelt.

Iniziò così la breve ma intensa carriera di fotoreporter di Kubrick che ha prodotto 20.000 negativi custoditi dal Museum of the City of New York e dalla Library of Congress di Washington, che hanno collaborato alla mostra.

Secondo Look, la vita quotidiana degli Stati Uniti appena usciti dalla seconda guerra mondiale doveva essere “narrata” seguendo i suoi protagonisti da vicino.

Lustrascarpe e musicisti jazz, ma anche attori come Montgomery Clift e pugili come Rocky Graziano, poliziotti e malviventi accanto al bel mondo newyorkese rappresentato da Betsy Furstenberg.

Da queste immagini si possono cogliere alcuni elementi che caratterizzeranno Kubrick regista.

Il distacco dell’artista (fotografo o regista) dalla sua creazione, legato all’idea che la rappresentazione “stilizzata” della realtà sia più forte e acuta della sua descrizione “naturalistica”.

A ciò si aggiunge la tendenza, già presente in questi anni, a interessarsi degli aspetti meno definiti della realtà. Riprendendo una frase citata dai curatori, Kubrick credeva che “un’ambiguità credibile, davvero realistica, costituisca la migliore forma di espressione”.

Forse su tutto resta la sua capacità di raccontare storie, come dimostrerà bene nei suoi film, in cui attenzione ai dettagli e alla psicologia umana si mescola (anche se non sempre) a un sottile sense of humour.

L. Denaro