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Cinema 3d: una trappola per gli occhi

Ormai ci stanno prendendo gusto un pò tutti. Da James Cameron, che con Avatar ha sbancato i botteghini, a Tim Burton, capace di far entrare lo spettatore nel meraviglioso paese di Alice, all’immenso Martin Scorsese, ultimo fra i grandi registi a voler sperimentare la terza dimensione, quel mondo virtuale che la vera arte cinematografica non prevede ma che la tecnologia è in grado di regalare agli occhi umani. Ma il cinema in 3D è veramente cinema?

Per definizione un film è un prodotto multimediale dove le immagini, catturate per mezzo della videocamera, vengono accompagnate da suoni e musiche. L’arte cinematografica prevede poi la proiezione del film, sottoforma di pellicola, sul grande schermo. La particolarità del cinema è che la fruizione del prodotto finito avviene su uno schermo bidimensionale. Sta alla bravura del regista riuscire, attraverso le inquadrature, i movimenti di camera, i giochi di luce, la prospettiva, ad avvolgere lo spettatore nel mondo fittizio raccontato attraverso il fluire di immagini e suoni.

Sembra che questo tipo di fruizione sia ormai passata di moda, destinata ad essere soppiantata dall’avvento della terza dimensione. Con un paio di occhialini, inforcati prima dell’ingresso in sala, è infatti possibile essere virtualmente divorati dai denti di uno squalo lanciato a tutta velocità contro i terrorizzati spettatori. Paradossalmente, è proprio questo moderno effetto ottico ad appiattire il cinema privandolo della sua vera anima artistica. Il film non è più tale, ma semplicemente diventa un ammasso informe e cacofonico di suoni ed immagini sguscianti dallo schermo, una giostra lanciata a tutta velocità con l’obiettivo di nutrire gli spettatori disposti a pagare per l’attraente novità, sedotti da quell’innaturale eruzione visiva.

Il cinema in 3d è il mostro narrato da Ray Bradbury nel suo romanzo Fahrenheit 451: sono le quattro pareti del salotto sulle quali scorrono le immagini con al centro lo spettatore inerme, condotto per mano nel mondo della distrazione. La terza dimensione non è cinema, ma un modo come un altro per far soldi instupidendo le menti di un pubblico disposto soltanto a divertirsi.

Di Marcello Accanto