La memoria del padre divide Massimo e Luciana Ciancimino

Sono sempre i rapporti più forti, quelli più viscerali a metterci in crisi. A condannarci a un’analisi approfondita e quasi sempre dolorosa, volta a rivelare verità scomode che si preferisce tenere taciute. E’ probabilmente quanto è successo anche a Massimo e Luciana Ciancimino, figli dell’ “ingombrante” Don Vito (ex sindaco di Palermo condannato per mafia) – protagonisti di una “tragedia” familiare, irrimediabilmente legata ai silenzi dell’una, vinti dalle rivelazioni dell’altro.

Massimo ormai da tempo ha infatti scelto di collaborare con la magistratura, per consegnare le memorie “sporche” di quel padre potente che a Palermo tutto governava grazie ai suoi “intrallazzi” con i mafiosi. Di più: Ciancimino junior ha deciso di scrivere un libro, insieme al giornalista de “La Stampa” Francesco La Licata, dal titolo “Don Vito” per svelarne i segreti più intimi e i misteri più bui.

Una “mossa” scomposta, inaccettabile secondo il giudizio della figlia più giovane di Don Vito, Luciana, che – intervenuta ieri a Palermo alla presentazione del testo – ha preso le distanze dal fratello, rivendicando con forza il diritto di continuare ad amare un padre, investito dal fango gettato dal suo stesso figlio. “Mi dissocio da tutto quello che dite – ha tuonato ieri Luciana, rivolgendosi al fratello e al giornalista co-autore di “Don Vito” – Con lui ( il padre, ndr) ho avuto un rapporto di intimità e di amore profondo, quotidiano, con me era se stesso”.

“Non si può chiedere a un figlio di non amare il proprio padre – ha continuato la figlia di Vito Ciancimino – E’ stata una tragedia sapere che frequentava mafiosi. Quale figlio non vivrebbe una tragedia interiore a trovarsi in una situazione del genere?”. Ed è ritornata con comprensione e compassione alle parole proferite qualche tempo fa dalla figlia di Totò Riina che al giudice Ilda Boccassini disse di riconoscere l’esistenza di due padri diversi: ” quello che conosceva lei e l’altro”.

Una lacerazione profonda che ha spinto Luciana a operare una scelta chiara, preferendo onorare la memoria di un padre affettuoso, piuttosto che fare i conti con quella del politico mafioso. Non solo, la figlia di Don Vito ha anche tentato una pallida difesa: “Dicono che lui (il padre, ndr) assegnava gli appalti alle imprese di mafia, ma gli altri della Democrazia cristiana  e degli altri partiti non se ne accorgevano?“.

Tanto quanto basta per far sorridere amaramente il fratello Massimo che ha tristemente commentato: “La vera colpa di mio padre, per una figlia che l’ha vissuto tra le pareti di casa, è il suo rapporto con i tradimenti. Per questo era amorale, non per la mafia”.

Maria Saporito

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