Michael Douglas: da Traffic alla realtà

L'attore Michael Douglas sul set di Traffic

Si sente spesso ripetere la frase: la vita è come un film. Parole che devono essere rimbalzate, come lame taglienti, nella mente di papà Douglas al momento della sentenza pronunciata dal giudice federale dello Stato di New York nella giornata di ieri: 5 anni di reclusione per il figlioletto Cameron, spacciatore incallito di metanfetamina e consumatore abituale di droga dall’età di 13 anni. Proprio l’età, anno più anno meno, che aveva la figlia fittizia dello stesso Michael Douglas nel film-capolavoro Traffic (2000), vincitore di ben 4 premi oscar. Nella pellicola girata dal talentuoso Steven Soderbergh, la figlioletta in questione era un’accanita consumatrice di droga, eroina per la precisione. Una strana coincidenza, dunque, un impressionante parallelismo tra la realtà e la finzione cinematografica.

Michael Douglas, diretto per l’occasione da un fenomenale Soderbergh, altro non era che il giudice Robert Wakefield, nominato capo dell’antidroga e condannato, per contrappasso dantesco, a combattere una guerra privata per salvare la figlia tossicodipendente. Alla luce di quanto accaduto recentemente al figlio reale Cameron mi sorge spontanea una stuzzicante domanda: il produttore di Traffic mise sotto contratto Micheal Douglas in quanto già  impegnato, nella vita reale, a contrastare i vizi stupefacenti del figlioletto (nessun attore avrebbe potuto interpretare meglio quel ruolo)? Oppure fu soltanto una scelta casuale?

Lasciamo perdere l’ironica risposta all’altrettanto ironica domanda. Agli amanti del cinema consiglio vivamente la visione di Traffic (spero di non aver anticipato troppo la trama per quelli che ancora non l’avessero visto). Nel cast, oltre a Douglas, anche il premio oscar Benicio Del Toro. Un film da non perdere.

Di Marcello Accanto

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