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Per la prima volta la Repubblica del Titano accoglie e riconosce l’istanza delle autorità italiane

Il Giudice per la terza istanza penale di San Marino (in pratica equivalente alla nostra Corte di cassazione), il dr. Lamberto Emiliani, ha accolto una richiesta di rogatoria internazionale avanzata dalla Procura di Roma. L’inchiesta, condotta dalla Guardia di Finanza, riguarda i vertici di una società con sede a San Marino. L’inchiesta della Procura di Roma è stata avviata nel 2007 e finora ha portato al sequestro di beni per oltre 8 milioni di euro. Secondo gli inquirenti l’attività di riciclaggio è stata realizzata su tutto il territorio italiano (Roma, Padova, Vercelli, Bari sono alcune delle città di residenza degli imprenditori coinvolti), mentre i terminali delle movimentazioni di denaro erano una trentina di societa’ con sede a Roma, Madeira, Malta e San Marino.

Per la prima volta l’avvocatura dello Stato italiano ha assistito, fino al terzo grado di giudizio, le pretese della procura di Roma e sostenuto in toto il frutto della complessa indagine condotta dalle Fiamme gialle nella sua triplice specificità (unica nel panorama europeo) di polizia valutaria, giudiziaria e tributaria. La sentenza è destinata, in un certo senso, a rimanere nella storia sia per i rapporti delicati fra Italia e San Marino, sia per i nuovi limiti che la pronuncia pone alla libertà di movimento del denaro sporco da e verso San Marino.

Le prove attestano movimenti di denaro tra Italia e San Marino con la messa in atto di operazioni complesse e secondo il giudice “anomale e per più versi irregolari”. Dai riscontri del nucleo speciale di polizia valutaria è, infatti, emersa un’associazione a delinquere transnazionale finalizzata alla realizzazione di reati come l’abusivismo finanziario e quello dei servizi di investimento, trasferimento fraudolento di valori e riciclaggio con il reimpiego di denaro in attività economiche e finanziarie.

Nei mesi scorsi, al fine di chiarire alcuni punti oscuri del meccanismo di riciclaggio, chi indaga ha ascoltato come persone informate dei fatti alcuni alti dirigenti dei principali istituti di credito italiani, tra cui Intesa San Paolo, Montepaschi e Unicredit. Secondo quanto si apprende, nè gli istituti nè i loro manager risultano al momento coinvolti nell’inchiesta.

Stefano Bernardi