Prestigiacomo: non un giorno in più di caccia

“Posticipare i termini attuali della stagione venatoria non significa allungarla. Per ciascuna specie il numero di giornate di caccia resta invariato. Sarà possibile un posticipo di dieci giorni per singole specie e per singoli territori a condizione che l’Ispra lo autorizzi sulla base delle esigenze di tutela dell’ambiente e del patrimonio faunistico. In questi giorni e’ stato detto e scritto tutto, che si apriva alla deregulation, alla mattanza. Il voto del parlamento a larghissima maggioranza dimostra che la verita’ e’ ben diversa. Abbiamo approvato, dopo un serrato e costruttivo confronto tra parlamento e Governo, e ringrazio il collega Ronchi e i relatori Gottardo e Formichella, e i presidenti delle Commissioni competenti, Pescante e Russo, per l’impegno profuso, un testo che ci consente di superare un contenzioso trentennale con l’Unione Europea che ci sarebbe costato caro e di colmare vuoti legislativi che di fatto consentivano alle regioni delle deroghe”. Queste le parole con cui il Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo ha annunciato il raggiungimento di un accordo ad alto profilo sulla caccia.

Il Ministro ha poi aggiunto in conclusione: “è un testo che migliora la qualita’ della tutela della fauna in Italia e afferma il ruolo centrale dell’Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale (Ispra) quale autorita’ scientifica deputata alla valutazione e approvazione delle proposte del territorio. A parte poche posizioni di dissenso personale la Camera dopo anni di scontro ideologico sul tema della caccia, ha discusso oggi con maturita’ ponendo in primo piano le esigenze dell’ambiente su un tema che fino a oggi ha sempre diviso”.

Ha invece votato espressamente no la Lega Nord, che si difende nelle parole di Gianluca Pini: “Era stato sottoscritto un accordo in Commissione con il Pdl. Purtroppo questo consenso è stato disatteso in modo inconcepibile”. Nell’opposizione l’Italia dei Valori non nasconde la sua “amarezza” di convinti animalisti mentre Dario Franceschini per il Pd giudica l’accaduto come “un atto di buon senso del Parlamento che ha bloccato, per la terza volta, la liberalizzazione del calendario venatorio”.

di Roberto D’Amico