Seul accusa: Pyongyang affondò la nave sudcoreana

Le forze armate della Corea del Sud affermano che sia stato un siluro sparato da un sottomarino nordcoreano ad affondare il mese scorso una nave di Seul, facendo 46 vittime. Questa notizia è stata diffusa stamane e lo rivela, secondo l’agenzia Yonhap, un rapporto del servizio segreto militare inviato alla presidenza della Corea del Sud.  Seul, dunque, attribuisce a Pyongyang la responsabilità di uno degli incidenti più gravi tra i due Paesi rivali dalla fine della guerra 1950-53.

La corvetta sudcoreana Cheonan, di 1500 tonnellate e con 104 persone a bordo, infatti, era affondata il 26 marzo scorso nel Mar Giallo al largo dell’isola di Baengnyeong. Dopo esser stata colpita alle ore 21:45 locali (13:45 in Italia), la nave era andata a picco rapidamente. Di tutto l’equipaggio 59 marinai furono tratti in salvo grazie all’intervento degli elicotteri e della nave gemella che viaggiava a breve distanza, la Sokcho. Quest’ultima pare abbia anche sparato dei colpi di artiglieria contro “una nave che si allontanava rapidamente verso nord”.

Diverse congetture furono fatte sulle cause del disastro. Subito si era pensato ad un siluro di un sottomarino di Pyongyang, ma poi quest’ipotesi fu accantonata e si pensò ad altre possibilità: un’esplosione interna, un cedimento strutturale, una vecchia mina dei tempi della guerra.

Il ministro sudcoreano Lee Myung- bak era stato pesantemente criticato per l’aver utilizzato una eccessiva cautela nell’ipotesi di un possibile coinvolgimento della Corea del Nord nell’affondamento. Seul vuole ora riportare a galla anche la prua della nave per rispondere a maggiori interrogativi.

L’episodio del 26 marzo è l’ultimo, tuttavia, di una lunga serie. La cosiddetta Northern Limit Line, confine nel Mar Giallo a ovest della penisola coreana, è stato teatro di numerosi scontri a fuoco tra le due marine negli ultimi anni. Nel 1999 morirono 17 marinai nordcoreani, nel 2002 quattro sudcoreani e una trentina di nordcoreani, e da ultimo, il 10 novembre scorso, un nordcoreano. Le battaglie navali sono scoppiate in seguito a veri o presunti sconfinamenti nelle rispettive acque territoriali. A fine gennaio Pyongyang ha esploso 370 colpi d’artiglieria in mare nell’ambito di un’esercitazione militare e la marina sudcoreana ha risposto sparando altri colpi. A febbraio Pyongyang ha proclamato quattro zone riservate agli spari d’artiglieria e ha schierato rampe di lancio per missili lungo la costa.

Seul, ad ogni modo, è apparsa poco propensa a reagire con mosse aggressive che potrebbero degenerare in un conflitto armato.

Rosa Ricchiuti

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