Territorio senza dolore, dalla Ausl di Viterbo un progetto innovativo

Una risposta concreta a una problematica finora assolutamente non rilevata, misconosciuta e relegata nel silenzio: la terapia del dolore a domicilio.

 L’avvio di un percorso di integrazione tra ospedale e territorio sullo specifico tema del dolore ha permesso alla Ausl di Viterbo di attuare un progetto innovativo e ambizioso, che ha visto protagonisti l’Unità operativa di Terapia del dolore di Belcolle, il Distretto 3 e i medici di base di Viterbo

L’iniziativa si chiama “Territorio senza dolore” ed è finalizzata a misurare e curare il dolore in pazienti seguiti a domicilio per varie tipologie di patologie croniche.

 I primi dati preliminari del progetto hanno fornito gli strumenti di valutazione per un ulteriore miglioramento delle conoscenze delle competenze specifiche, in un fruttuoso rapporto sinergico tra le varie figure professionali. 

Nello specifico, a seguito di alcune giornate di formazione, il personale dell’ADI (Assistenza Domiciliare Integrata) ha misurato il dolore in 117 pazienti, utilizzando scale considerate universalmente affidabili.

 Quando in queste persone, secondo il protocollo condiviso, è stato rilevato un dolore non trattato lo si è segnalato al medico curante che ha impostato una terapia adeguata.

Tuttavia, in presenza di un dolore ancora persistente, è stata attuata una consulenza domiciliare specialistica di Terapia del dolore.

Il progetto “Territorio senza dolore”, quindi, ha permesso all’azienda sanitaria locale di attuare un miglioramento qualitativo delle prestazioni, una crescita professionale dei soggetti coinvolti e, soprattutto, un miglioramento oggettivo delle condizioni dei pazienti. 

“Il principale ambito di azione della terapia del dolore – spiega il dirigente di Terapia del dolore di Belcolle, Linda Natalini – è, sicuramente, il territorio.

La Ausl di Viterbo può, a ben ragione, essere inserita tra i pionieri di questa tendenza innovativa.

La misurazione del dolore in pazienti sottoposti a terapie per patologie croniche non oncologiche o sub acute (tra queste la riabilitazione dopo interventi chirurgici), infatti, ha costituito e costituisce una vera e propria rivoluzione culturale nel rapporto e nella terapia dei pazienti assistiti a domicilio, generalmente pazienti anziani, la cui condizione di persone con dolore veniva considerata normale, non degna di particolare attenzione”. 

Il dolore cronico non oncologico, invece, è una patologia diffusissima e invalidante e lo stesso Ministero della Salute ha individuato nel territorio il campo ulteriore su cui applicare interventi efficaci di terapia.

 “La nostra azienda – conclude Linda Natalini è tra le prime in Italia ad aver messo in pratica queste indicazioni.

Lo studio dei dati preliminari del progetto, peraltro, ci ha permesso di individuare alcune criticità che andranno rimosse nel prossimo futuro.

Tuttavia, aver dedicato a questa tematica attenzione, formazione, aumento delle competenze professionali, per la Ausl di Viterbo ha già significato un enorme progresso qualitativo nella terapia.

Riconoscere, nei fatti, il diritto di ogni individuo a non soffrire un dolore “inutile”, è un grande segnale di civiltà e un progressivo avvicinamento a standard terapeutici e assistenziali di livello elevato”.

Wanda Cherubini

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