Melville e l’insegnamento di Bartebly lo scrivano: “preferirei di no”

“Lo informai rapidamente di ciò che desideravo, cioè che esaminasse con me un breve documento. immaginate pertanto la mia sorpresa, anzi la mia costernazione, quando, senza nemmeno uscire dal suo rifugio, Bartebly, con tono stranamente dolce, ma al tempo stesso fermo, mi rispose:
– Preferirei di no.”

“Rimasi seduto per qualche tempo in assoluto silenzio, come per riavermi dal mio stupore. […]
Ripetei l’invito, quanto più chiaramente mi fu possibile, e con altrettanta chiarezza mi pervenne la risposta di prima:
– Preferirei di no.”

“Preferirei di no! Risposi io!, balzando in piedi tutto eccitato e attraversando la stanza con un passo solo. ma che volete dire? siete impazzito? esigo che voi mi aiutiate a collazionare questa copia, ecco – e gliela spinsi sotto il naso.
– Preferirei di no – , mi dichiarò una terza volta Bartebly.

Bartebly lo scrivano (Bartebly the scrivener,1853) è uno dei personaggi più particolari fuoriusciti dalla penna di Henry Melville.
La sua fisionomia ed il suo carattere lo rendono unico nell’intero panorama letterario mondiale. Impiegato infaticabile ma dal metodo assolutamente personale, Bartebly diventa fautore di mille stranezze, tra le quali quella più evidente è proprio la frase con la quale si rivolge al suo datore di lavoro.
La sua estraneità al mondo, il suo universo unico al quale non sono concessi altri visitatori diventerà un’ossessione per il suo capo che arriverà all’orlo della disperazione nel tentativo di capire l’uomo-enigma che si è ritrovato nell’ufficio. Bartebly è un antiuomo, la sua esistenza è un non-vivere, la sua accidia quasi frustrante. Ma nonostante ciò è impossibile non provare compassione per i suoi modi pacati e sinceri.

la sua frase rappresenta quasi il “rifiuto assoluto”, il rifiuto di comunicare, il rifiuto di interagire, il rifiuto di uscire dal proprio io. In quella piccola formula risiede totalmente la genialità di Melville che rende questo rifiuto-assoluto un qualcosa di più tangibile utilizzando quel verbo, preferire, che nega l’assolutezza di un rifiuto totale.

Alessandro Frau