Passare da Di Pietro a Berlusconi? A Napoli si può fare

ULTIMO AGGIORNAMENTO 0:10

Il Popolo delle Libertà ha sicuramente attraversato momenti migliori, trovandosi oggi a dover fare i conti, fatto inedito nella storia politica di Berlusconi, con una minoranza interna, ma, almeno in Campania, sono proprio gli ex acerrimi nemici del Cavaliere ad andare in suo soccorso.
Secondo alcune indiscrezioni riportate dal “Velino”, agenzia di stampa vicina al Popolo delle Libertà, due rappresentanti dell’Italia dei Valori nel consiglio regionale di Napoli, infatti, sarebbe pronti ad abbandonare l’attuale partito per andare a rafforzare proprio il gruppo del PdL.

Dei due probabili transfughi, Massimo Filoia e Giovanni Palomba, sarebbe il secondo ad essere ormai in procinto di annunciare ufficialmente il cambio di casacca, poiché già da diverse settimane ha palesato importanti malumori nei confronti del suo stesso gruppo cui, tra l’altro, era approdato lo scorso anno come indipendente.
I due ex di pietristi, quindi, andrebbero a rafforzare ulteriormente la pattuglia del Popolo delle Libertà, forte di 14 consiglieri, proprio mentre il presidente Luigi Cesaro, eletto lo scorso anno con il 58,3% dei voti ai danni del democratico Luigi Nicolais, è impegnato nel rimpasto di giunta resosi necessario a fronte delle dimissioni degli assessori Muro e Malvano che avevano tentato la corsa al posto di consigliere regionale.

Qualora il clamoroso passaggio dei due consiglieri si concretizzasse, questo sarebbe solo un’ulteriore spia di quella che è la realtà politica dell’Italia dei Valori, messa in luce con toni polemici già da “Micromega” di Paolo Flores d’Arcais e dagli “autoconvocati” di Bologna ad ottobre dello scorso anno; a livello nazionale, e soprattutto mediatico, Antonio Di Pietro incarna l’opposizione dura e urlata a Berlusconi, che spesso non trova riscontri nemmeno nei voti dell’IdV in Parlamento e all’Europarlamento, mentre sul piano locale il partito, soprattutto dopo i successi degli ultimi tempi, si è trasformato talvolta in un approdo per molti politici figli della Prima Repubblica dall’ambiguo passato.

Mattia Nesti

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