Rottura Berlusconi-Fini, Tosi e Salvini mettono in guardia il governo

Acque agitate nel governo. Non bastasse la lite in diretta fra i cofondatori del Pdl, è il leader della Lega Nord, Umberto Bossi, a sparigliare il campo dell’attualità politica. E imporre l’agenda delle reazioni. D’altro canto, la ventilata ipotesi di elezioni anticipate non suona per niente priva di senso. Pacifico che alle dichiarazioni del capo leghista seguano quelle di altri comprimari padani. Ad inasprire i toni.

“Capisco il timore di Bossi: il rischio è che Fini lavori per mettere il voto segreto in alcuni passaggi sul federalismo fiscale”. Sono le parole, e pesanti, di Flavio Tosi, sindaco leghista di Verona. “E’ già successo per l’immigrazione. Possiamo fidarci?”.
“Se Berlusconi fa valere il suo peso, quelli che votano contro formalmente sono pochi. Ma i franchi tiratori possono essere dietro l’angolo e in prospettiva sabotare dei passaggi fondamentali. Il rischio è che si ripeta quel meccanismo, cioè che sul cammino del federalismo vengano messe delle trappole“.

Tono profetico, loquela pragmatica: Tosi è certo che “Quello che la Lega temeva sembra si stia avverando. Cioè che quando si sarebbe dovuto stringere sul federalismo fiscale ci sarebbe stata una reazione del sistema. I poteri forti, chi da Roma si oppone al cambiamento, avrebbe dovuto tirare fuori ora la testa, perché ora si deve decidere come attuare il federalismo fiscale. Sapevamo che qualcuno avrebbe reagito. Questa reazione del Presidente della Camera io la vedo in questo senso: l’appiattimento sulla Lega nasconde l’ostracismo al federalismo fiscale. Bossi è giustamente preoccupato perché capisce qual è la vera partita in gioco: c’è qualcuno che adesso sta cercando di mettere i paletti sulle riforme”. Sale il ritmo. La paura e l’adrenalina, per la chimera del federalismo. Ora, forse, più lontana. O forse no. “Il timore è che ora si arrivi alla resa dei conti. Quindi, se abbiamo i numeri andiamo avanti, altrimenti andiamo a votare“.

Più moderato, invece, sembra essere l’intendimento di Matto Salvini, altro noto esponente, milanese, della Lega Nord. “Al momento non c’è la rottura fra Lega e Pdl. Per ora c’è irritazione, sconcerto e rabbia; c’è incomprensione da parte di una forza presente al Nord, che non capisce cosa sta succedendo a Roma”. Da tempo uno degli oltranzisti padani. Inviso a molti, idolo degli ultras verdi. Precisa: “Noi vogliamo le riforme. Già nei prossimi mesi si saprà che aria tira: se nelle prossime settimane cominciano a posticipare e emendare il federalismo, bastano due mesi per capire dove si va. Non servono due anni”.  E quanto a Fini, conclude, “Noi in casa altrui non entriamo, sono problemi del Pdl; però si chiariscano Berlusconi e Fini altrimenti non possono stare insieme. La Lega chiede che si lavori; e quello che è successo ieri è stato tutto tranne che lavoro”.