Crisi greca, luci e ombre

Hans-Peter Friedrich, capogruppo della Csu bavarese, chiede l’uscita della Grecia dall’Ue. Questo pensiero raccoglie molti consensi in Germania e questo significa fare esplicite pressioni al Governo della Merkel perchè assuma una posizione maggiormente intransigente.

Secondo questa corrente, la Grecia ha “problemi struturali e di crescita” e non meri problemi di liquidità. Di conseguenza un aiuto rischia di creare un pericoloso precedente per i paesi che non riescono a portarsi sui parametri europei, citando senza censura il Portogallo, la Spagna e l’Italia. Il Frankurter Allgemeine Zeitung teme una continua spirale di aiuti finanziari e l’auspicio al ritorno alla dracma dovrebbe essere concepito dalla Grecia come l’opportunità di svalutare la propria moneta, ridiventare competitiva e risanare i suoi debiti.

A preoccupare i tedeschi sono i 45 miliardi di euro, richiesti dalla Grecia al FMI e all’Ue, la quale dovrebbe sostenerla per 30 miliardi, con una fetta più grossa pagata da Berlino con 8,4 miliardi euro, 103 euro per ogni tedesco.

La situazione è, quindi, critica e per questo anche se ufficialmente non compare in nessun comunicato, al G20 si è auspicato un risanamento rapido dei conti e nuove e immediate misure.

Questa opzione è stata scongiurata dal Primo ministro George Papandreu, in forte crisi per l’infittirsi degli scioperi contro le misure d’austerity già decise. Per questo motivo, ha promesso manovre dilazionate nei prossimi due anni, anche se ormai la credibilità della grecia è ai minimi termini dopo i dubbi sull’aver truccato i conti pubblici.

Angela Merkel chiede, per spezzare la tensione, una miglior regolamentazione dei mercati finanziari internazionali, affetti ancora da “troppa speculazione” come testimoniato dalla crisi economica in Grecia, coinvolgendo la Commissione Europea per avanzare proposte per proibire simili speculazioni e il Fmi nel creare regole più efficaci.

Tutti devono, quindi, sentirsi responsabili, secondo la Merkel, per favorire la creazione di una crescita “ecologicamente e socialmente compatibile” in tempi di globalizzazione.

di Fabiana Galassi