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Generali: commozione, ironia e critiche nell’addio di Bernheim

Un intervento di quasi duo ore, attraverso il quale il presidente uscente delle Assicurazioni Generali, Antoine Bernheim, ha ricordato le fasi più importanti della sua storia nella compagnia del Leone. Visibilmente emozionato, il banchiere francese non ha risparmiato ironie sul suo allontanamento e critiche al nuovo assetto di governance. Lo stesso Bernheim ha rivelato, inoltre, l’inedito tentativo di far entrare investitori libici nel capitale, andato in fumo per l’opposizione di un socio “di cui non dico il nome”.

In riferimento al suo accantonamento, il finanziere ha voluto chiarire che quello dell’età “è solo un pretesto”. “Sembra – ha attaccato – che io a 85 anni sia un vecchio rimbambito, ma Cuccia era alla testa di Mediobanca a 93-94 anni. Io credo di aver fatto un lavoro molto buono, ma quando si fa bene qualcosa si viene castigati. Ho degli amici e dei nemici, conosco bene i primi, preferisco non conoscere i secondi. Presidente onorario – ha proseguito – è una carica che non so cosa voglia dire, ma se me la proporranno accetterò. Dopo 40 anni di rapporti, voglio mantenere i legami e se qualcuno avrà bisogno di me sarò a sua disposizione”.

Bernheim ha voluto, inoltre, sottolineare i meriti della propria gestione: la crescita dimensionale del gruppo, con numerose acquisizioni effettuate all’estero e in Italia, la ‘promozione’ dei manager interni (i due amministratori delegati Giovanni Perissinotto e Sergio Balbinot) e l’aver evitato la crisi dei subprime. Il presidente uscente ha poi ribadito la necessità di continuare la crescita esterna: “Una società che non si sviluppa è una società che inizia a morire”.

Sono arrivate successivamente le critiche all’esclusione di Claude Tandil e Loic Hennekinne dal nuovo cda: “Non sono state confermate le persone con le migliori competenze assicurative”. Rivolgendosi poi al nuovo presidente, Cesare Geronzi: “Il lavoro del presidente è difficile, è full time, a tempo pieno, io ero sempre in viaggio. Spero che il mio successore avrà le capacità di fare altrettanto”.

Bernheim esprime forti perplessità sui nuovi incarichi e boccia la figura del capoazienda: “Se ho capito bene Perissinotto sarà Ceo, ma non ho capito bene cosa sia il lavoro del Ceo in una compagnia che si occupa di assicurazioni. Poi vedo che Balbinot, già responsabile per le assicurazioni all’estero, lo sarà anche in Italia, lui parla tante lingue per fortuna parla anche l’italiano”.

Infine, gli auguri a Generali e ai nuovi responsabili “per un brillante avvenire”. Arriva il momento dell’addio, tra commozione, ironia ed applausi: “Grazie, ma non sono una star del cinema”.

Mauro Sedda