Lega: Test di lingua per aprire negozi e niente cartelli etnici.

Le ultime due sono test di lingua obbligatori per chi vuole aprire un esercizio commerciale e divieto d’esposizione d’insegne “etniche”. Anzi, meglio se in dialetto. Sono i rilanci sul piatto dell’impasse di governo da parte della Lega. Adesso: per conoscere sulla “potabilità”  delle proposte leghiste occorrerà attendere la prossima settimana, quando prenderà il via il vaglio d’ammissibilità in Parlamento. Per capire se le proposte possono diventare legge o sono semplicemente l’occasione buona per introbidire l’acqua dell’esecutivo, con dichiarazioni xenofobe. Intanto, c’è da dire, il Pdl fa sapere di apprezzarle definendole “sagge”: addirittura pregne di buon senso e “intelligenza”, come commenta il vice presidente dei deputati azzurri Osvaldo Napoli.

La proposta, che dovrebbe essere inserita in un emendamento al decreto legge incentivi attualmente all’esame della Camera, è stata accolta negativamente dell’opposizione. A parere del presidente dei senatori Pd Anna Finocchiaro, la Lega ha la sola intenzione di rincorrere il suo “cavallo di battaglia preferito: il razzismo contro i cittadini extracomunitari“. Gli immigrati, secondo l’europarlamentare dell’Italia dei valori Luigi de Magistris, per il partito di Bossi sono “solo gente da sfruttare”. Ovvio, palla restituita al mittente da una delle firmatarie di emendamenti top, nel carroccio, tale Silvana Comaroli. “Polemiche strumentali”, dice. “E’ fondamentale che i proprietari dei negozi possano comprendere e quindi applicare le regole riguardanti la tutela dei consumatori”.

E’ un bel pacchetto corposo, comunque, quello degli emendamenti leghisti. Tutto teso – ed è il paradosso – alla difesa dell’italianità. E delle tradizioni locali – e questo è refrain classico del carroccio – arrivando persino a immaginare assunzioni programmate ai cittadini comunitari e la possibilità di far chiudere attività “che mettono in pericolo la tipicità culturale e storica delle nostre regioni”.

Vincenzo Marino

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