Mistero e morte in Honduras

Jorge Orellano è stato ucciso ieri in Honduras. Un agguato e un colpo di pistola hanno chiuso la vita e il lavoro del giornalista e docente alla scuola di giornalismo. Il movente dell’omicidio di Orellana resta sconosciuto e l’assassino è riuscito a fuggire.

Oscar Alvarez, ministro per la sicurezza e precedentemente esponente nel governo di Micheletti, si è affrettato a condannare l’omicidio, sottolineando contemporaneamente l’inesistenza del legame fra il lavoro svolto da Orellano e la sua morte e l’omicidio di altri cinque giornalisti dall’inizio dell’anno.

Dopo le elezioni di Porfirio Lobo del 29 novembre 2009, organizzate dagli stessi protagonisti del golpe del 28 giugno 2009, si sono susseguiti 150 omicidi di esponenti della società civile, come tutte le ONG del paese denunciano.

Il golpe ha spazzato la dirigenza di Zelaya e dopo pochi mesi ha insediato Porfirio Lobo, che nel 2005 si era presentato sconfitto dallo stesso Zelaya. Ora, Lobo ha sapientemente risolto le critiche internazionali – lo stesso Obama, dopo aver criticato il golpe, ha accettato l’esito delle elezioni come segno di stabilità, ma questo non ha dato all’Honduras la patente di Stato democratico.

Per spingere sulla normalizzazione, Lobo ha dichiarato di non voler “Far parte di nessun blocco di Paesi che, in una maniera o in un’altra, abbiamo rapporti tesi con gli Stati Uniti”. Inoltre, il Capo di Stato ha annunciato che il 4 di maggio comincerà l’attività della Commissione della verità incaricata di ricostruire quanto accaduto prima, durante e dopo la destituzione di Zelaya.

Attività di democratizzazione che si scontrano con una vita quotidiana honduregna fatta di dubbi, espressi dall’Alto Commissario per i Diritti Umani delle Nazioni Unite (ONU), Naty Pillay, che ha chiesto formalmente l’apertura di un’inchiesta su “violazioni del diritto alla vita, torture, arresti arbitrari e stupri” in Honduras.

di Fabiana Galassi

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