Teatro vs Reality: una sfida che si potrebbe vincere

“Non sarà sembrato che dicessi che il teatro è finito, vero? Ci sono dei grandi artisti che continuano a lavorarci, ma non è più collegato alla centrale elettrica principale. Il teatro resiste come un divino anacronismo; come l’opera lirica e il balletto classico. Un’arte che è rappresentazione più che creazione, una fonte di gioia e di meraviglia, ma non una cosa del presente” Queste parole sono state pronunciate da Orson Welles e raffigurano bene lo stato attuale di questa forma d’arte.

Il Teatro, forma d’arte genuina e naturale, creata senza artefatti di montaggio e costruzione. Abilità incomparabile, forgiata dalla caratura e dalla bravura dei suoi interpreti. Luogo di conoscenza e letterarietà. Oggi, è stato relegato a passatempo per pochi. Un ambiente d’elite, frequentato solo da una cerchia stretta di persone. Una passione che per pochi è diventata abitudine.

Non si può non amare il teatro, in tutte le sue molteplici forme. In ogni spettacolo, i giovani latitano. Gli spettatori hanno sempre un’età avanzata e questo mi mette una gran tristezza.Ci vorrebbe molto poco per creare una nuova ondata di passione per questo mondo incantato.

Un passaggio in televisione, in prima serata, in un canale accessibile. Svilupperebbe curiosità, interesse, nuova passione. I giovani riceverebbero una nuova educazione! Una nuova opportunità per dare un senso ai loro pensieri e alle loro giornate di noia.
Ognuno troverebbe il suo genere:
– musical (i giovanissimi ne andrebbero pazzi)
– tragedia (altro che fiction)
– commedia (altro che film dei vanzina)
– lirica (lo ammetto sarebbe più difficile!)

Una grande opportunità. Teatro vs reality. Una sfida che si può vincere. Bisogna solo voler correre un rischio. Basta leggere queste parole di Lynch per capire che si tratta di una battaglia fattibile.

“Quanto è magico entrare in un teatro e vedere spegnersi le luci. Non so perché. C’è un silenzio profondo, ed ecco che il sipario inizia ad aprirsi. Forse è rosso. Ed entri in un altro mondo”.

Alessandro Frau

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