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Usa, incitava i depressi al suicidio via web: arrestato ex infermiere

William Melchert-Dinkel, 47 anni, è il "boia" virtuale

William Melchert-Dinkel, un ex infermiere di 47 anni, originario dallo stato americano del Minnesota, è stato tratto in arresto e rinviato a giudizio con l’accusa di aver spinto al suicidio almeno due persone, dopo averle contattate via internet, tramite l’accesso a un forum frequentato da depressi.

Presentandosi in rete con pseudonimi femminili, come ad esempio “Falcongirl”, “Li-Dao” o “Cami”, simulava di essere una carina e simpatica infermiera che lavorava presso un pronto soccorso. L’uomo, sotto mentite spoglie, contattava le sue vittime,  fingendo compassione per le loro storie, le coinvolgeva in infinite conversazioni sulla vita e sulla morte e successivamente le incoraggiava al suicidio, spiegando loro, passo dopo passo, il modo migliore per riuscire nell’intento.

William, padre di famiglia, in passato aveva ricevuto la revoca della licenza di infermiere a causa di un’ossessione per la morte. Dovrà comparire in tribunale il prossimo 25 maggio. Rischia fino a 15 anni di carcere poiché accusato di causato la morte di Mark Drybrough, 32enne inglese suicidatosi nel 2005 a Coventry, e Nadia Kajouji, ragazza canadese di 18 anni lanciatasi da un ponte di Ottawa nel 2008. Nel computer di quest’ultima, la madre della ragazza avrebbe trovato alcuni documenti inviati dal “boia” con consigli tecnici e specifici: “È molto facile impiccarsi su una porta. È sufficiente legare la maniglia con una corda per poi farla passare, verso l’alto, dal lato opposto. A questo punto basta salire su una sedia, stringere il cappio intorno al proprio collo e lasciarsi cadere per suicidarsi con successo”.

I capi d’accusa potrebbero aumentare presto poiché lo stesso Melchert-Dinkel avrebbe dichiarato di aver aiutato “dozzine di persone” a togliersi la vita. Nega di aver mai chiesto agli aspiranti suicidi di filmare in diretta il loro gesto, ma ammette di averne discusso in alcune conversazioni, tuttavia senza che questa idea diventasse concreta.

Una vicenda orribile, che secondo alcuni legali potrebbe concludersi senza condanne penali, poiché le leggi americane non contemplano una sanzione per l’incitamento virtuale – e non materiale – via web e nemmeno una pena per suicidi avvenuti al di fuori dello stato competente.

L’uomo avrebbe inoltre rivelato alla polizia di aver interrotto la frequentazione virtuale di chat e forum nel Natale del 2008 per ragioni legali e soprattutto morali. Infatti, egli si sentiva in colpa dopo aver consigliato ad altri di suicidarsi. Le autorità del Minnesota avevano cominciato a investigare dopo che un attivista contro il suicidio le avvertì che qualcuno stava utilizzando impropriamente Internet per manipolare persone e convincerle che la morte è la scelta migliore quando si soffre.

Niente di più falso. Ogni vita, anche la più difficile e dolorosa, vale la pena di essere vissuta, fino in fondo.

Emanuele Ballacci