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Utah e pena di morte: torna il plotone di esecuzione

Il prossimo 18 giugno il 49enne Ronnie Lee Gardner verrà giustiziato, nello Utah, da un plotone di cinque tiratori scelti.

Il ritorno al passato, ai tempi del selvaggio west, è stato deciso da un giudice federale che ha accolto la richiesta del condannato contrario a sottoporsi all’iniezione letale. 

Gardner ha ucciso, nel 1985, l’avvocato Micheal J. Burdell durante l’evasione dal Palazzo di Giustizia di Salt Lake City e lo Utah è l’unico stato americano, dei 35 nei quali è in uso la pena di morte, che prevede l’esecuzione attraverso la fucilazione. Dal 1976, anno in cui la pena capitale è stata reintrodotta dalla Corte Suprema, risultano solo due i casi di condannati fucilati ed entrambi sono avvenuti nello Utah. Gary Gilmore, nel 1977, prima di cadere a terra pronunciò la frase “Let’s do it”, mentre per Albert Taylor, nel 1996, numerosi cecchini si offrirono come volontari.

La richiesta di Gardner non rappresenta comunque un caso isolato. Altri dieci detenuti nei carceri dello Utah hanno chiesto di poter essere giustiziati attraverso la fucilazione e Amnesty International, l’organizzazione internazionale per i diritti umani, ha fatto subito sentire la sua voce. Lydia Kalish, portavoce del gruppo, ha puntato il dito contro quella maggioranza dell’opinione pubblica dello stato mormone favorevole alla pena di morte. La Kalish ha promesso che Amnesty farà di tutto per fermare la “mattanza“.

La pena capitale è una realtà che pone gli Stati Uniti in una posizione lontana dalla tendenza abolizionista internazionale, facendo parte dei 76 paesi al mondo in cui ancora viene prevista come “punizione estrema”.Non in tutti gli stati della federazione è in vigore come in North Dakota, New Jersey, Minnesota, Michigan e lo Stato di New York per citarne alcuni.  

In generale, i metodi più utilizzati nel giustiziare i condannati rimangono l’iniezione letale, la sedia elettrica, la camera a gas, l’impiccagione e come nel caso dello Utah, la fucilazione. Nonostante l’immagine di progresso e libertà, gli Stati Uniti rimangono stabilmente, ogni anno, ai primi posti per numero di esecuzioni capitali.

Stefano Valigi