Acqua: referendum contro la privatizzazione

L’acqua è un bene pubblico, la cui fornitura è stata recentemente liberalizzata. Questo significa che i soggetti privati possono entrare nella gestione di tale servizio. Questo, in sintesi, il succo del Decreto Legge 25 settembre n. 135, meglio noto come Decreto Ronchi, dal nome dell’attuale ministro delle Politiche comunitarie che lo ha promosso. Il provvedimento stabilisce infatti come modalità ordinaria di gestione del servizio idrico l’affidamento a soggetti privati o a società miste pubblico-privato. Nelle giornate di ieri ed oggi, su tutto il territorio nazionale, si raccolgono le firme per la presentazione di un referendum abrogativo.

L’iniziativa “Liberiamo l’Acqua“, promossa dal Forum italiano dei Movimenti per l’Acqua, vede impegnate, nelle varie piazze italiane, moltissime associazioni ambientaliste decise a raccogliere un numero adeguato di firme per presentare un referendum contro la privatizzazione dell’acqua. Centinaia di banchetti, eventi e manifestazioni a tutela dell’acqua stanno animando le nostre città a partire dalla giornata di ieri.

Fra le associazioni aderenti a questa forma di protesta, oltre alla nota Legambiente, anche il Forum Ambientalista, il cui presidente Ciro Pesacane ha così commentato l’iniziativa: “L’acqua – ha detto – è un bene pubblico che non può e non deve essere assoggettato a logiche di profitto, logiche che tra l’altro portano solo danno economico ai cittadini che pagheranno di tasca propria il decreto Ronchi”.

Il presidente non ha risparmiato critiche nei confronti dei partiti politici d’opposizione: “L’Idv ha proposto un suo referendum, diverso quindi da quello di noi associazioni, che prevede una gestione mista dell’acqua: ovvero acqua pubblica e ‘brocca’ privata, un’assurdita’ a cui ci opponiamo con forza”. Il Partito Democratico, invece, “ha perso ancora una volta un’occasione per schierarsi coi movimenti scegliendo di non appoggiare il referendum”.

La riuscita della raccolta di firme dipende dunque dal buon senso dei cittadini, abbandonati al loro destino da una classe politica incapace di rappresentarne gli interessi anche di fronte ad un provvedimento inaudito come il Decreto Ronchi.

Di Marcello Accanto