DDL intercettazioni: di quale privacy parlano?

Entro il prossimo giugno, parole del Ministro della Giustizia Angelino Alfano, sarà approvata la legge volta a riformare l’uso di uno strumento indispensabile alle indagini dei magistrati: l’intercettazione telefonica. Il disegno di legge attualmente in discussione detta nuove e più restrittive disposizioni per limitare il ricorso a tale tecnologia. La giustificazione presentata dal centro-destra, fautore della legge, agli occhi e alle orecchie dell’opinione pubblica suona pressappoco così: le intercettazioni devono essere soffocate per difendere la privacy dei cittadini. Purtroppo, nell’attuale società della sorveglianza, nessun cittadino gode più di tale diritto.

Oggi, il controllo sociale dispone di strumenti tecnologicamente avanzati in grado di insidiare la privacy delle ignare persone. All’occhio del guardiano, ad esempio, si è sostituito quello elettronico. Le telecamere di sicurezza, sparse ovunque, hanno trasformato gli ambienti urbani in permanenti set cinimatografici dove i comuni cittadini vengono costantemente ripresi ed osservati, spesso a loro insaputa.

Se in precedenza l’identità delle persone comprendeva un insieme di informazioni esibite mediante appositi documenti cartacei, oggi si fanno largo nuove tecnologie capaci di reperire dati sulle caratteristiche del corpo dell’individuo. Impronte digitali, riconoscimento facciale, scansione dell’iride sono sistemi biometrici sempre più efficaci e diffusi per tenere sotto controllo l’identità delle persone, riducendo al minimo la percentuale d’errore e la privacy degli stessi.

Le varie tessere magnetiche contenute nel nostro portafoglio sono rivelatori efficacissimi in  grado di inviare importanti informazioni sui nostri quotidiani spostamenti, i nostri acquisti, le nostre preferenze. Il tutto può essere facilmente archiviato all’interno di database elettronici andando a comporre un profilo dettagliato del possessore della tessera.

Navigare nel World Wide Web significa disperdere nella rete tracce del nostro percorso, impronte elettroniche che possono essere seguite per risalire alla nostra identità. Ogni servizio online richiede infatti la concessione di alcuni dati personali che entrano in possesso dei gestori dei vari siti. Tali informazioni hanno un valore commerciale enorme per gli inserzionisti pubblicitari, pronti a calpestare la privacy altrui pur di conquistare nuovi clienti.

Gli strumenti sopra elencati dimostrano come la società nella quale viviamo sia di fatto una società  costantemente sorvegliata, un vero inferno per la privacy degli individui. Alla luce di ciò, la strenua difesa della privacy cui mirano gli esponenti del centro-destra per limitare lo strumento delle intercettazioni è una semplice scusa, uno specchietto per le allodole volto essenzilmente a distogliere l’attenzione dei cittadini dai loro reali obiettivi: impedire alla magistratura di far bene il proprio lavoro. Con buona pace per tutti.

Di Marcello Accanto

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