Distrofia, un cocktail di farmaci per combatterlo, ma…

Dopo le speranze incoraggianti, le perplessità e le critiche…

Stiamo parlando di uno studio che sembrerebbe aprire grandi prospettive riguardo alla distrofia muscolare, quello dell’Irccs ‘E. Medea’, in collaborazione con ricercatori dell’Università di Milano, dell’Azienda Ospedaliera L. Sacco e dell’IRCCS San Raffaele e finanziata da Telethon, contro la distrofia muscolare di Duchenne (DMD).

La distrofia è una malattia genetica che comporta la graduale perdita di una proteina, la distrofina, la quale è responsabile della corretta stabilità meccanica del muscolo durante la contrazione.

La ricerca ha portato ad un risultato incoraggiante che, dopo la prima fase di sperimentazione sui topi, dovrebbe passare alla fase clinica della sperimentazione sull’uomo. Si tratta di un cocktail di farmaci, gia’ utilizzati nell’uomo, efficace nel rallentare la progressione della malattia.

Il dubbio è sorto proprio riguardo alla sperimentazione sui topi…I piccoli mammiferi, secondo una ricerca inglese, sono tra i pochi esemplari a cui mancano due importanti caratteristiche di un gene chiave nella DMD, pertanto risultano non idonei ad essere modello di riferimento per lo studio della malattia.

Inoltre i topi, per essere adeguati agli studi sulla distrofia, non potendola contrarre da sé, vengono sottoposti ad induzione distrofia muscolare, pratica molto invasiva, che modifica in modo permanente le caratteristiche fisiche dei poveri animali, con dolorose conseguenze…

Michela Kuan, responsabile LAV settore vivisezione, sottolinea: «Vista l’importanza scientifica della scoperta inglese, che esclude totalmente il ricorso a topi per investigazioni relative alla distrofia, e le implicazioni etiche, ci si chiede come sia possibile continuare ad autorizzare e compiere sperimentazioni animali, anche a fronte dell’ampia disponibilità di metodi alternativi, dell’avanzamento della genetica e dello studio dei meccanismi molecolari in cellule e tessuti umani».

In seguito alla scoperta inglese, ci auguriamo di avere al più presto una maggiore garanzia etica e scientifica che non disperda al vento lavori e contributi per effettuare ricerche e studi e che le speranze nutrite per combattere la distrofia vengano concretamente attuate.

Caterina Cariello

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