Home Interni: Scopri cosa accade Oggi in Italia Politica E Napolitano citò Berlusconi alla Scala

E Napolitano citò Berlusconi alla Scala

Nel suo lungo e appassionato discorso pronunciato ieri al Teatro La Scala di Milano per commemorare il 65esimo anniversario della Festa della Liberazione, il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, ha voluto citare il premier Silvio Berlusconi (presente anche lui in sala), riprendendo un passaggio dell’intervento che il Cavaliere fece un anno fa nella Onna messa in ginochhio dal terremoto. “Il nostro Paese – ha iniziato Napolitano – ha un debito inestinguibile, ha detto un anno fa in un impegnativo discorso ad Onna il presidente del Consiglio, verso quei tanti giovani che sacrificarono la vita per riscattare l’onore della Patria“.

“Berlusconi – ha continuato il presidente della Repubblica – ricordò con rispetto tutti i caduti, senza che questo significhi neutralità o indifferenza. Si tratta in effetti di celebrare il 25 aprile nel suo profondo significato nazionale; ed è così che si stabilisce un ponte ideale con il prossimo centocinquantesimo anniversario della nascita dello Stato unitario”.

Nel corso del suo intervento, il presidente Napolitano ha anche parlato della necessità di vincere le attuali contrapposizioni, senza per questo pretendere di soffocare le voci dialettiche che devono legittimamente levarsi da ogni parte. Bisogna piuttosto “superare – ha precisato Napolitano – quell’insieme di contrapposizioni che blocca il riconoscimento di temi e impegni di più alto interesse nazionale, tali da richiedere una limpida e mirata convergenza tra forze destinate a restare distinte in una democrazia dell’alternanza”.

Un invito alla proficua collaborazione tra le diverse parti politiche che, nella speranza del Capo dello Stato, “può contribuire non poco al diffondersi, tra gli italiani, di un più forte senso dell’identità e unità nazionale“. “Le condizioni sono ormai mature – ha continuato l’inquilino del Quirinale – per sbarazzare il campo dalle divisioni e incomprensioni a lungo protrattesi sulla scelta e sul valore della Resistenza, per ritrovarci in una comune consapevolezza storica della sua eredità più condivisa e duratura. Vedo in ciò – ha precisato – una premessa importante di quel libero, lungimirante confronto e di quello sforzo di raccoglimento unitario di cui ha bisogno oggi il Paese”.

E proprio alla Resistenza, il Capo dello Stato, ha voluto rivolgere una “scomoda” riflessione, evitando di cadere nella facile “idealizzazione” di un passaggio complesso e delicato della storia nazionale. “Non si devono tacere – ha ammesso Napolitano – i limiti e le ombre. Personalmente ho più volte ribadito come non ci si debba chiudere in rappresentazioni idilliache e mitiche della Resistenza e in particolare del movimento partigiano, come non se ne debbano tacere i limiti e le ombre, come se ne possano mettere a confronto diverse letture e interpretazioni: senza che ciò conduca, sia chiaro, a sommarie svalutazioni e inaccettabili denigrazioni”.

“È comunque un fatto – ha aggiunto Napolitano, rivolgendosi alla platea della Scala – che anche studiosi attenti a cogliere le molteplici dimensioni del fenomeno della Resistenza compresa quella di guerra civile, non ne abbiano certo negato e sminuito quella di guerra patriottica”.

L’ultima considerazione è dedicata alla necessità di salvaguardare l’unità nazionale. “Solo se ci si pone fuori dalla storia e dalla realtà – ha scandito il capo dello Stato – si possono evocare con nostalgia, o tornare a immaginare, più entità statuali separate nella nostra penisola. L’unità conquistata 150 anni fa rappresenta una conquista e un ancoraggio irrinunciabile, non può formare oggetto di irrisione, né considerarsi – ha concluso Napolitano – un mito obsoleto, un residuo del passato”.

Il suo discorso, applauditissimo, è stato apprezzato anche dal premier Berlusconi che, all’uscita dal teatro milanese, ha commentato: “E’ stato un intervento assolutamente positivo, apprezzabile e per certi versi anche eccezionale per celebrare questa ricorrenza”.

Maria Saporito

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