Evo Morales, i polli ogm, gli omosessuali e l’informazione spazzatura

La Bolivia e il Sudamerica sono finalmente sulle prime pagine di tutti i quotidiani occidentali e riempiono le discussioni di centinaia di associazioni della sinistra nostrana. Forse che, dopo quasi un decennio, qualcuno si è accorto che il continente patria di Jose Martì e del “Che” non è più il cortile di casa degli Stati Uniti e che nella regione si sta sviluppando il movimento rivoluzionario più importante da molti anni a questa parte?
Niente di tutto questo. Motivo dell’attenzione della stampa nostrana sono le sconvolgenti dichiarazioni del leader indio boliviano che nel corso della “Conferenza Mondiale dei popoli sul cambiamento climatico”, organizzata insieme al collega venezuelano Hugo Chavez, ha detto anche, durante un intervento relativo ai danni derivati dal sistema di sviluppo occidentale figlio della cultura nordamericana, che “la Coca Cola stura i lavandini” e che “il pollo che mangiamo è pieno di ormoni femminili. Perciò quando gli uomini mangiano questi polli possono avere delle deviazioni nel loro essere uomini”.

Per quel che concerne la prima affermazione chiunque può verificarla con la propria personale esperienza domestica. Se lasciata agire la nota bevanda è ottima anche per le incrostrazioni più resistenti. Ma è stato l’esempio del pollo e delle “deviazioni sessuali” a scatenare l’ira dei benpensanti occidentali e di frotte di portali Gay; peccato che nessuno, mentre si scagliava contro la presunta e razionalmente indimostrabile omofobia di Morales, sia fermato a riflettere sul fatto che la battuta del Presidente latinoamericano non contiene alcun attacco al mondo omosessuale.
Non si denigra, infatti, l’omosessualità o le “deviazioni sessuali”, quanto, piuttosto, la possibilità che le capacità sessuali di un essere umano possano essere modificate artificialmente da sostanze chimiche contenute in polli da allevamento nutriti con sostanze geneticamente modificate. Certo una tesi da dimostrare, e oggetto di importanti discussioni anche a livello scientifico, ma che niente ha a che fare con la sacrosanta battaglia per l’emancipazione della comunità omosessuale.

Sarebbe interessante, poi, capire dove erano tutti questi paladini della informazione libera e democratica quando il Vaticano rilasciava una nota stampa in cui si parlava dell’omosessualità come di malattia oggetto di studi di medici e scienziati o quando, non più di tre mesi fa, Storace e altri soggetti della destra romana aprivano la campagna elettorale della Presidente della regione Lazio Renata Polverini indugiando in battute e gesti di dubbio gusto sulle note esperienze sessuali dell’ex Presidente Piero Marrazzo.