25 aprile: contestazioni a Roma e Milano

L‘invito del presidente della Repubblica a riscoprire nel 25 aprile la festa di tutti, capace di cementare un senso di unità nazionale che va rinnovato, è rimasto inascoltato a Roma. Ieri, insieme al presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti e al presidente dell’Anpi, Massimo Rendina, la neo governatrice del Lazio, Renata Polverini, è stata infatti fortemente contestata durante la tradizionale cerimonia a Porta San Paolo (luogo-simbolo della Resistenza).

Salita sul palco, l’ex sindacalista ha tentato di prendere la parola, ma il suo intervento è stato immediatamente impedito da voci di dissenso come: “Polverini vattene a Casapound” o “Fascista e ipocrita”, accompagnate dal lancio di frutta, monetine e fumogeni. Una “sollevazione” che ha spinto il presidente della Regione ad abbandonare il palco, seguita da Nicola Zingaretti, raggiunto (tra l’altro) da un limone lanciato dalla folla.

Un gruppo di violenti – ha dichiarato più tardi la Polverini – non può macchiare una celebrazione cui il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, ha giustamente conferito il senso eil valore dell’unità nazionale. Si poteva rischiare il peggio, sono stati lanciati oggetti pericolosi, tra cui fumogeni che fortunatamente hanno danneggiato solo la pavimentazione del palco. Ringrazio il presidente Zingaretti – ha aggiunto – al quale esprimo la mia solidarietà per il bel gesto istituzionale e personale”.

Era una bella piazza – ha commentato, da parte sua, il presidente della Provincia di Roma – rovinata da un gruppo di mascalzoni che nulla hanno a che fare nè con la libertà nè con la democrazia”.

Ma la contestazione romana contro Renata Polverini non è stata l’unica registrata nel corso della giornata di ieri. Anche a Milano, infatti, la partecipazione al corteo del sindaco, Letizia Moratti, e del presidente della Provincia, Guido Podestà, ha provocato la reazione stizzita di alcuni dissidenti. I quali hanno indirizzato ai due esponenti istituzionali epiteti come “fascisti”, invitandoli ad abbandonare la manifestazione al coro di “vergogna”.

Il momento più “caldo”  è stato quando il presidente della Provincia ha tentato di intervenire dal palco allestito a piazza Duomo. La sua voce è stata costantemente sovrastata da una serie ininterrotta di fischi e urla, fino all’arrivo – nelle immediate vicinanze del paco – di un furgone guidato da un gruppo di manifestanti che, con i megafoni e la musica ad alta volume, hanno reso praticamente impossibile seguire il discorso scandito da Guido Podestà.

La contestazione milanese è stata fortemente criticata da Carlo Smuraglia, presidente del Comitato permanente antifascista della città: “Per tanti anni – ha detto – siamo stati da soli a ricordare questa data, la Resistenza e i suoi valori. Se ora le istituzioni scelgono di venire in piazza è positivo. Poi ci sono mille modi di manifestare il proprio dissenso, possiamo discutere in sede politica se la pensiamo in modo diverso su altri temi, ma questa – ha concluso Smuraglia – deve rimanere una festa“.

Maria Saporito