Allarme leishmaniosi nel Lazio

Allarme leishmaniosi nel Lazio.

Da una recente indagine è, infatti, emerso che in alcune aree della regione circa il 35% dei cani è affetto da leishmaniosi.

Si tratta di una malattia molto grave,che colpisce i cani e che spesso può portare anche alla morte.

Sulla malattia ancora non si sa molto, tanto che se il cane viene curato e riesce a riprendersi, la malattia non si debella del tutto.

Anche l’informazione non è elevata:  il 70% di coloro che la conoscono l’hanno solamente sentita nominare, il 20% la conoscono abbastanza bene e solo il 10% molto bene.

E tra i pochi che la conoscono, soltanto una persona su tre sa che la leishmaniosi può essere trasmessa anche all’uomo.

A dirlo i risultati di un’indagine di Doxa Pharma sul livello di conoscenza intorno alla malattia ed sul grado di sensibilizzazione tra i proprietari di cani o di chi se ne prende cura.

La leishmaniosi risulta particolarmente presente nelle regioni del Centro e del Sud/Isole (59-60%) e meno nota al Nord-Est (38%).

I proprietari di cani recentemente sono molto più attenti alla salute del loro amico a quattro zampe ma, paradossalmente, inconsapevoli, nella maggioranza dei casi, della temuta leishmaniosi, una zoonosi di tipo indiretto, la cui trasmissione avviene tramite un insetto vettore, il flebotomo o pappatacio che, infettato sull’unico serbatoio di infezione comprovato, il cane, va a pungere generalmente una varietà ampia di animali a sangue caldo, tra cui anche l’uomo.

Uno tra i metodi più efficaci per controllare la diffusione della leishmaniosi canina è applicare al cane un collare a base di deltametrina che si distribuisce sulla superficie dell’animale e impedisce la puntura dell’insetto vettore, il flebotomo o pappatacio per un periodo di 5 mesi.

In Italia le regioni più colpite sono quelle della costa tirrenica, del basso Adriatico e le isole maggiori.

Ma non sono solo le regioni centro-meridionali e insulari a clima tipicamente mediterraneo a esserne colpite, dove la prevalenza della sieropositività tocca punte che vanno dal 40 (area napoletana) al 60% (area catanese); anche le regioni pre-appenniniche e addirittura quelle prealpine a clima continentale, tradizionalmente indenni, sono oggi bersaglio dei flebotomi: lo dimostrano i dati della LeishMap, il network scientifico per il monitoraggio e la mappatura della leishmaniosi canina in Italia.

L’aumento della temperatura favorisce la diffusione della leishmaniosi nel nostro Paese, che oggi sta diventando endemica anche al di fuori dei focolai tradizionali.

Aumentano le aree endemiche e aumenta, dunque, il rischio di contrarre l’infezione, anche per l’uomo.

Nella stragrande maggioranza dei casi l’infezione decorre nell’uomo in maniera totalmente asintomatica e solo in una piccola parte della popolazione, invece, l’infezione provoca la malattia: sono circa 200 i casi l’anno di leishmaniosi viscerale.

 Pochi sanno quali siano i rischi del contagio.

Ancora oggi non esiste un vaccino anti-leishmania per uso umano o canino e quindi l’unica profilassi disponibile rimane la prevenzione dalla puntura del flebotomo adottando alcune precauzioni per limitare la possibilità che il cane contragga la malattia, come l’uso di specialità medicinali veterinarie per uso ‘topico’ a base di piretroidi di sintesi, come il collare impregnato di deltametrina, a lento rilascio, che garantisce una protezione per 5 mesi nei confronti della puntura dei flebotomi o pappataci.

Il cane che sia infettato o che sviluppi la malattia tende a non guarire mai neanche dopo successive terapie; può infatti evidenziare dei miglioramenti clinici, ma il parassita non viene mai eradicato.

 Al contrario, nell’uomo, il trattamento terapeutico si è dimostrato altamente efficace nel 98% dei casi, ed è anche ben tollerato.

Per arginare la diffusione della malattia è fondamentale che i piani di sorveglianza della leishmaniosi canina siano applicati correttamente.

Spetta al medico veterinario, in qualità di Ufficiale di Polizia Giudiziaria, prescrivere l’adozione di una serie di misure cautelative. 

Wanda Cherubini

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