Austria: vincono i socialdemocratici, cala l’estrema destra

ULTIMO AGGIORNAMENTO 19:55
Il rieletto premier austriaco Heinz Fischer

È un trionfo per il partito socialdemocratico quello delle elezioni appena tenutesi in Austria. Il presidente uscente Heinz Fischer – consumato socialdemocratico – è stato riconfermato con ben il 79% dei voti, dimostrando a tutti di godere di ampi consensi all’interno della popolazione. Altri sei anni di Governo socialdemocratico dunque, con un risultato così netto e schiacciante da giustificare le dichiarazioni di Fischer, il quale “si è dichiarato felicissimo e grato al popolo austriaco”.

L’altro lato della medaglia ha il volto di Barbara Rosenkranz, candidata per il partito di estrema destra Fpö ed erede del vecchio leader Heider. L’inossidabile “casalinga” (così ama definirsila Rosenkranz, nonostante la pluriennale attività politica) ha raccolto solo il 15,6% dei voti, contro il 35% dichiarato come obiettivo all’inizio della campagna elettorale. Una solenne batosta che fa rimpiangere ai seguaci dell’estrema destra austriaca i tempi di Haider, che nel ’99 aveva riscosso ampi consensi elettorali rendento l’Fpö il secondo partito austriaco. Per coloro che non lo ricordassero Heider morì nel 2008 a causa di un incidente stradale, occorso a seguito di una notte brava a base di alcol in un locale gay.

Del vecchio leader di estrema destra la Rosenkranz conserva – se non amplifica – le tendenze neonaziste:. Slogan come “antifemminista e casalinga” o “i valori richiedono coraggio patria e famiglia”, non sembrano aver giocato molto a favore della Rosenkranz, che dal canto suo ha più volte sottolineato di non essere neonazista, addossando la colpa della disfatta elettorale a una supposta “caccia alle streghe inscenata dai media”. Al di là delle dichiarazioni ufficiali destano comunque sospetti alcune abitudini della neoleader dell’estrema destra austriaca: partendo dall’abbandono del cattolicesimo in favore dei riti pagani, passando per la sua celebrazione delle famiglie “sane, forti e numerose”, arrivando infine all’onomastica dei suoi dieci figli, direttamente ripresa dalla mitologia germanica.

Di fatto, sebbene rappresenti un calo, il 15% per un partito di estrema destra è una percentuale non proprio irrilevante. E poco conta se la vittoria di Fischer sia stata schiacciante: in realtà il candidato socialdemocratico era senza rivali, visto che l’ÖVP – l’altro grande partito austriaco – non ha schierato un proprio candidato e si è limitato a suggerire ai propri sostenitori di votare scheda bianca. Alla luce di tutto ciò, e considerato il carattere manifestamente neonazista dell’Fpö, l’Europa dovrebbe tenere attentamente d’occhio la situazione austriaca. Anche in questo caso, come in passato, l’ultra-destra europea passa per Vienna e dintorni.

Roberto Del Bove