Fumatori si nasce: il vizio della sigaretta è scritto nel dna

Secondo una ricerca islandese il vizio del fumo è scritto nel nostro Dna. Alcune varianti genetiche, infatti, influiscono sulla decisione di iniziare a fumare, sul numero di sigarette accese e sulla capacità di smettere. A identificare e pubblicare su “Nature Genetics” i nuovi marcatori genetici associati all’attitudine al fumo sono stati gli scienziati del “Tabacco and Genetics Consortium”, una collaborazione di 19 gruppi di ricerca internazionali, nato proprio per studiare l’influenza genetica sulla predisposizione a iniziare e smettere di fumare.

Il vizio del fumo è determinato da fattori genetici

“In tutto il mondo ogni giorno si fumano più di 15 miliardi di sigarette e i fumatori sono stimati in 1,2 miliardi”, spiega all’Adnkronos Salute il cardiologo che ha partecipato alla ricerca, il dottor Diego Ardissino, dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma. Il 20% dei morti, sono riconducibili alle malattie legate al fumo, in particolare tumori, malattie cardiovascolari e respiratorie; in Italia, il 23% della popolazione fuma e ogni anno circa 80 mila decessi sono strettamente legati al fumo.

I dati ottenuti dai ricercatori nello studio coordinato da Helena Furberg dell’University of North Carolina (Usa), hanno coinvolto complessivamente oltre 140mila persone ed hanno documentato per la prima volta l’esistenza di un preciso legame tra specifiche varianti genetiche e l’abitudine al consumo continuo di nicotina. Per arrivare a queste conclusioni si è reso necessario il confronto del Dna di soggetti fumatori e non fumatori. Sono così state individuate tre regioni genetiche coinvolte: sul cromosoma 11 la variante associata alla decisione di iniziare a fumare, sul cromosoma 9 quella legata alla scelta di smettere e sui cromosomi 15, 10 e 9 quella inerente il numero di sigarette fumate ogni giorno. Per ora però i ricercatori non conoscono quale sia la funzione di queste varianti e come si estrinsechi la loro influenza sull’attitudine al fumo.

Ulteriori ricerche compiute in questa direzione potranno forse ridurre il numero dei fumatori, individuando chi è più a rischio di dipendenza dalla nicotina e potranno contribuire ad abbassare notevolmente la casistica delle malattie legate al tabagismo.

Indipendentemente dalla genetica, Ardissino sottolinea comunque che “scoprire di essere predisposti al fumo geneticamente non deve diventare un alibi per non tentare affatto di smettere“.

Adriana Ruggeri