Pdl, Berlusconi: per divorziare basta essere in uno

Il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha atteso la visita ufficiale in Italia di Vladimir Putin, accolto nella dimora settecentesca del premier nei pressi di Monza, per rispondere alla lunga intervista rilasciata ieri da Gianfranco Fini a Lucia Annunziata durante “In mezz’ora”, su RaiTre.
Il Presidente della Camera, infatti, aveva spiegato di non voler lasciare il Popolo delle Libertà per fondare un nuovo partito, eludendo anche le domande dell’Annunziata relative ai sondaggi che lo darebbero, con un suo soggetto politico, oltre il 6%; lo stesso Fini, inoltre, aveva aggiunto di non aver avuto alcun litigio con il premier.

Proprio su quest’ultima affermazione si sviluppa la risposta di Berlusconi, affidata ad una battuta che chiude qualsiasi spiraglio capace di far intravedere un possibile confronto politico, sui contenuti del programma di Governo, all’interno del “partito del predellino”.
“Sono esperto di molte cose, urbanistica, sport, editoria, televisione e amministrazione pubblica. Ma sul segreto di una collaborazione proficua in politica non mi esprimo, del resto non ho un’esperienza particolarmente felice nei matrimoni. Comunque ho già detto di non aver litigato con nessuno, per litigare bisogna essere in due, per divorziare basta uno“.
All’interno del partito, intanto, ci si prepara a fare i conti con le prime tangibili conseguenze del lacerante scontro consumatosi fra i due fondatori del PdL durante la Direzione Nazionale di giovedì scorso: è pronta per essere consegnata a Fabrizio Cicchitto, infatti, la lettera di dimissioni dal ruolo di vicepresidente dei deputati PdL del braccio destro di Fini Italo Bocchino, oggetto di pesanti attacchi, anche per bocca di Berlusconi, nel corso dell’assise della scorsa settimana.

Il Presidente della Camera, ad ogni modo, sembra intenzionato ad evitare con ogni mezzo il ricorso alle elezioni anticipate, che pure non dispiacerebbero a Berlusconi tutt’ora convinto di poter rafforzare ulteriormente la propria maggioranza, consapevole evidentemente che se la legislatura finisse ora si prospetterebbe un terremoto politico in cui la Lega Nord andrebbe verso una corsa solitaria e, viceversa, il centrosinistra si compatterebbe intorno a quel nuovo “Comitato di Liberazione Nazionale”, già prospettato prima dalla Federazione della Sinistra e poi dal Partito Democratico, che pur non essendo un patto di governo rappresenterebbe un’importante accordo per sopravvivere alla legge elettorale “porcellum” e battere Berlusconi.

Mattia Nesti

Notizie Correlate

Commenta