Home Cultura Quasi decifrata la lingua degli etruschi: 16mila parole e i numeri fino...

Quasi decifrata la lingua degli etruschi: 16mila parole e i numeri fino a 96

Enrico Benelli ne è ormai sicuro: «Nel 2012, o al massimo nel 2013, avremo finalmente un vocabolario etrusco». Lo scienziato lavora presso l’Istituto per le Civiltà italiche e del Mediterraneo del Cnr collaborando con altri insigni studiosi come Massimo Pallottino e Sabatino Moscati.

Parole pronunciate non a caso visto che Benelli ha appena pubblicato un “thesaurus” di 16 mila parole della lingua etrusca: tutti i lemmi noti da iscrizioni, epigrafi, vasi; 13 mila fonti di vario genere.  Sei anni di intenso lavoro che hanno portato a questo risultato. L’archeologo ha poi aggiunto: «Per carità: se per parlare una lingua bastano 2.000 vocaboli, questo non è proprio il nostro caso; perché 15 mila dei nostri lemmi sono solo dei nomi di persone; e la maggioranza degli altri descrive ogni dettaglio delle tombe. Però, ci sono anche termini sacri; i nomi delle divinità e delle magistrature; i verbi; i numeri fino al 96; e tante altre curiosità, piccole o grandi».

Da tempo considerato come uno dei massimi esperti su quest’antica civiltà Benelli ha affermato che: “la lingua etrusca è assai meno misteriosa di ciò che comunemente si crede. Dai nomi, si possono ricostruire la storia di una città, i rapporti tra le famiglie. Sa che tra il III e il I secolo avanti Cristo, la città del Mediterraneo di cui si conosce il maggior numero di nomi è proprio Chiusi? Ne sono noti 3.000; altri mille sono romani; in tutto il resto del Mediterraneo, non arriviamo nemmeno a mille».

Ha poi tracciato le linee guida della storia etrusca e di ciò che noi possediamo: «La cultura etrusca che è arrivata a noi è essenzialmente funeraria; quindi, dalle iscrizioni, conosciamo l’età dei defunti. E non andiamo oltre 96. In realtà, a Tarquinia un tale sarebbe morto a 106 anni; però, nell’epigrafe, il numero è scritto in cifre. Era un personaggio avventuroso: un perugino sconfitto da Annibale a Cuma, e Livio racconta di perugini che combatterono così valorosamente da ricevere l’onore delle armi. Lui torna; va a Tarquinia; sposa una donna dell’alta aristocrazia; evidentemente vive a lungo».

Una vera grande scoperta linguistica che può portare una luce più chiara su questa misteriosa ma affascinante civiltà del passato.

Alessandro Frau