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Referendum sull’acqua: oltre 100.000 firme

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La raccolta firme per promuovere i referendum a sostegno dell’acqua pubblica è partita alla grande. Nel fine settimana, culminato con la ricorrenza della Liberazione, sono state raccolte oltre 100.000 firme nelle principali piazze italiane. Il Comitato promotore si è detto entusiasta del risultato raggiunto e della partecipazione della cittadinanza a questa importante iniziativa. La strada per la presentazione dei quesiti referendari è ancora lunga, ma un primo, importante passo è stato compiuto.

Si avvicina la fatidica quota 500.000, numero richiesto dalla nostra Costituzione per poter presentare i quesiti referendari all’Ufficio centrale, presso la Corte dei Conti. In soli due giorni, 24 e 25 aprile, la risposta dei cittadini è stata incoraggiante, andando oltre ogni rosea aspettativa: 10mila firme raccolte a Roma, 4mila a Torino, 3500 a Bologna, 2500 a Milano, 4200 firme a Savona e provincia, 2mila firme a Latina e Modena, oltre 1500 ad Arezzo e Reggio Emilia. In Puglia, in un solo giorno, sono state raccolte oltre 12mila firme. Comprensibile la soddisfazione da parte del Comitato Promotore: “Siamo di fronte ad un vero e proprio risveglio civile – hanno dichiarato – un risveglio che parte da associazioni e da cittadini liberi, un risveglio che parte dall’acqua”. Vediamo nel dettaglio i tre quesiti che potranno presto essere sottoposti al voto degli elettori.

PRIMO QUESITO: fermare la privatizzazione dell’acqua

Propone l’abrogazione dell’art. 23 bis (dodici commi) della Legge n. 133/2008 , relativo alla privatizzazione dei servizi pubblici di rilevanza economica.

Si tratta di una legge approvata dal Governo Berlusconi che stabilisce come modalità ordinarie di gestione del servizio idrico l’affidamento a soggetti privati attraverso gara o l’affidamento a società a capitale misto pubblico-privato, all’interno delle quali il privato sia stato scelto attraverso gara e detenga almeno il 40%. Abrogare questa norma significherebbe contrastare l’accelerazione sulle privatizzazioni imposta dal Governo e la definitiva consegna al mercato dei servizi idrici in questo Paese.

SECONDO QUESITO : aprire la strada della ripubblicizzazione

Intende abrogare l’art. 150 (quattro commi) del D. Lgs. n. 152/2006 (c.d. Codice dell’Ambiente), relativo ala scelta della forma di gestione e procedure di affidamento, segnatamente al servizio idrico integrato.

L’articolo definisce come uniche modalità di affidamento del servizio idrico la gara o la gestione attraverso Società per Azioni a capitale misto pubblico privato o a capitale interamente pubblico. L’abrogazione di questo articolo non consentirebbe più il ricorso né alla gara, né all’affidamento della gestione a società di capitali, favorendo la ripubblicizzazione del servizio idrico, cioè la sua gestione attraverso enti di diritto pubblico con la partecipazione dei cittadini e delle comunità locali.

TERZO QUESITO : eliminare i profitti dal bene comune acqua

Si propone di abrogare l’art. 154 del Decreto Legislativo n. 152/2006 (c.d. Codice dell’Ambiente), per quanto concerne quella parte del comma 1 che dispone che la tariffa per il servizio idrico è determinata tenendo conto dell’ “adeguatezza della remunerazione del capitale investito”.

Ciò che si chiede di abrogare è quella parte di normativa che consente al gestore di ottenere profitti garantiti sulla tariffa, caricando sulla bolletta dei cittadini un 7% a remunerazione del capitale investito. Abrogare questa norma significa sbarrare la strada ai privati nella gestione dei servizi idrici.

L’augurio è che la raccolta firme, iniziata con grande slancio, possa proseguire fino al raggiungimento del numero adeguato per chiamare gli elettori alle urne.  L’acqua è infatti un bene indispensabile che appartiene ai cittadini. Consegnarlo nelle mani di soggetti privati e della loro sete di profitto potrebbe trasformare l’acqua in una merce a disposizione di pochi privilegiati.

Di Marcello Accanto