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All’ospedale Bufalini di Cesena l’80% degli interventi chirurgici ginecologici viene fatto in laparoscopia

La “chirurgia dolce” conquista terreno all’Unità Operativa di Ostetricia-Ginecologia dell’ospedale Bufalini di Cesena, grazie alla laparoscopia, una innovativa tecnica chirurgica che, a differenza della chirurgia tradizionale, consente di operare attraverso piccole incisioni di un centimetro, con notevoli vantaggi per la paziente.
Nel 2009 la percentuale di interventi chirurgici effettuati in laparoscopia ha sfiorato l’85% (contro il 3% della chirurgia tradizionale e il 13% per via vaginale).

 Un notevole passo avanti, se si pensa che nel 2004 la percentuale di interventi effettuati in laparoscopia era ferma al 30%, contro il 52% di operazioni in chirurgia tradizionale.
Più nel dettaglio, nel corso del 2009 l’84% degli accessi chirurgici in Ostetricia-Ginecologia al Bufalini è stato trattato con interventi laparoscopici, di cui 34% in semplice laparoscopia, il 43% in resettoscopia (la sonda viene introdotta attraverso il collo dell’utero), il 7% in L.A.V.H., che significa isterectomia laparo-vaginale.

Il restante 16% di interventi è effettuato per via vaginale (13%) e solo il 3% con tecnica chirurgica tradizionale.
La laparoscopia viene utilizzata per numerosi tipi di intervento ginecologico.

In particolare le operazioni in laparoscopia trovano principale applicazione in patologie come le gravidanze extrauterine, le cisti ovariche o i fibromi uterini, oltre che in una parte delle patologie oncologiche.
“Rispetto alla chirurgia tradizionale – spiega il dottor Daniele Pungetti, Direttore di Ostetricia-Ginecologia del Bufalini – le operazioni in laparoscopia sono interventi specialistici molto meno invasivi, caratterizzati da una piccola incisione sull’addome attraverso cui è introdotto un particolare telescopio chiamato laparoscopio, collegato ad una videocamera.

Con la laparoscopia, quindi, il campo operatorio viene spostato su un monitor e il chirurgo opera senza alcun contatto diretto con i visceri.

 Ciò comporta, di conseguenza, notevoli vantaggi per la paziente: l’incisione chirurgica è molto più piccola, con benefici da un punto di vista estetico e di mobilità; il dolore post-operatorio, la degenza ospedaliera e la convalescenza sono significativamente ridotti, e viene garantita una maggior conservazione e rispetto degli organi.”

Wanda Cherubini