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Calciopoli, depositate le motivazioni della condanna a Giraudo

L'ex-Ad della Juventus Antonio Giraudo

Mentre a Napoli Moggi sta lottando con le unghie, con i denti e con le nuove intercettazioni per smontare le intere accuse che lo hanno travolto negli anni e nei mesi passati, ieri sono arrivate le motivazioni che hanno spinto i giudici del tribunale partenopeo a condannare Giraudo a 3 anni di reclusione durante il procedimento con rito abbreviato messo in scena alcuni mesi fa.

Secondo il Gup Eduardo De Gregorio l’ex-Amministratore Delegato della Juve non era un numero due di Moggi nella gestione illecita del calcio italiano durante i campionati 2004/2005 e 2005/2006, ma un vero e proprio “cogestore”, con tanto di ruolo di primissimo piano nelle varie decisioni che l’Aia e la Figc dovevano prendere per lo svolgimento dei tornei calcistici di allora.

De Gregorio ha infatti inserito nelle sue motivazioni alcune intercettazioni, nelle quali Giraudo parlava con Innocenzo Mazzini (l’allora vice-presidente della Figc) su come salvare la Fiorentina nel campionato 2004/2005, o su come far fuori dalla Lega e dal mondo del Calcio italiano il presidente della Lazio Claudio Lotito, da loro visto come un poco di buono.

Nelle motivazioni pubblicate ieri dal Gup del tribunale di Napoli è venuto fuori anche che tutti questi comportamenti illeciti messi in atto da Giraudo (che si è servito principalmente delle schede telefoniche svizzere acquistate da Moggi allora per realizzarli) avevano come principale obiettivo non solo quello di creare degli aiuti alla Juventus, ma anche quello di rendere una persona più che influente nel mondo del Calcio italiano l’ex-Ad dei bianconeri. Una sorta di padrino insomma.

Le motivazioni sono state depositate quindi ieri, dopo quattro mesi e mezzo d’attesa. Motivazioni che descrivono i motivi che hanno portato alla condanna di Giraudo, ma anche a quella di Lanese, Dondarini e Pieri. Ora si attende la contromossa della difesa dell’ex-Amministratore Delegato della Juventus, che dovrà riorganizzarsi entro l’inizio dell’estate (data dell’inizio del processo d’appello) per trovare un modo per evitare all’ex-dirigente della Juve di scontare tre anni di carcere per associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva.

Simone Lo Iacono