Fini riparte dalla lealtà

La parola d’ordine è stata lealtà, scandita più volte dal presidente della Camera per ribadire ai suoi l’importanza di mostrare compattezza nel partito e completo sostegno al governo. Durante la riunione convocata ieri alla sala Tatarella di Montecitorio, Gianfranco Fini è stato molto chiaro: “Sono qui per ascoltarvi – ha detto ai suoi fedelissimi – per sapere cosa ne pensate. Per far capire a chi va in tv o fa dichiarazioni che il nostro comportamento è di assoluta lealtà nei confronti del governo e della maggioranza, di rispetto del programma elettorale“.

Nessuno strappo, dunque, nè imboscata, studiata per attentare alla solidità del partito co-fondato con Silvio Berlusconi, ma solo la volontà di ribadire l’importanza di una dialettica interna, capace di far crescere il primo partito di maggioranza. Sì a un “partito plurale”, no a “un Pdl dentro un Pdl”: una distinzione che il presidente della Camera ha rimarcato costantemente nel corso dell’incontro di ieri, invitando “i liberi pensatori” della sua parte a moderare i toni delle prossime dichiarazioni pubbliche e a seguire la via della prudenza. Fino a scherzare: “Alzate il telefono prima di parlare”.

Messa in cantina l’idea di creare un gruppo parlamentare autonomo, Gianfranco Fini si appresta dunque ad aprire una nuova fase di co-gestione del Pdl, all’insegna della lealtà e della proposta. “Facciamo un seminario – ha detto ai parlamentari a lui più vicini – un seminario “Per le proposte per un Pdl più forte“. Facciamo una sorta di piattaforma, un convegno nazionale per illustrare questa piattaforma”. Resta solo da comprendere come questa “sete” di discussione possa essere recepita dal presidente del Consiglio e dalla “cricca” dei berluscones che vigilano attentamente sulle mosse dei colleghi finiani.

Sul tavolo delle discussioni affrontate ieri durante l’incontro alla sala Tatarella di Montecitorio anche le annunciate dimissioni (non confermate) del vicecapogruppo alla Camera, Italo Bocchino. Intorno al quale continua a crescere una certa diffidenza, anche presso i più stretti collaboratori del presidente della Camera. “Bocchino è un soggetto che divide – ha tuonato Amedeo Laboccetta – che lacera, non è uno che sa mediare. Non sono di quelli che dicono che gli va tagliata la testa, ma indubbiamente, visto che si fanno tentativi di ricucitura, dovrebbe dimettersi“.

Un’eventualità, quella delle dimissioni di Italo Bocchino, che rimane ancora al vaglio del presidente della Camera che ha ieri notato: “E’ un gesto apprezzabile, perché prova a sgombrare il campo dalle polemiche, ma bisogna valutare bene eventuali problemi tecnici”. Gianfranco Fini starebbe insomma valutando se le dimissioni del discusso vicecapogruppo alla Camera potrebbero rappresentare il viatico per una nuova ripartenza all’interno del Pdl; l’estrema offerta da sacrificare all’altare di Berlusconi per ricominciare il cammino intrapreso insieme. Nel segno della lealtà e della proficua discussione.

Maria Saporito