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Golfo del Messico: robot subacquei per ridurre il disastro ambientale

Si tratta di una vera e propria corsa contro il tempo per evitare la catastrofe ambientale quella che è scattata nel Golfo del Messico da quando giovedì scorso una piattaforma petrolifera è affondata causando la perdita di mille barili di petrolio al giorno nell’oceano. Il relitto si è inabissato a 50 chilometri dalla costa americana e la gigantesca macchia di petrolio continua ad allargarsi minacciando le coste della Louisiana.

Ogni giorno si stanno riversando in mare mille barili di greggio, che fuoriescono da due squarci aperti nel condotto che congiunge la piattaforma al fondale. La macchia di petrolio che avanza verso la costa è immensa. Con i suoi 45 chilometri di lunghezza e 30 di larghezza, più grande dell’estensione della città di New York, dovrebbe raggiungere il litorale nei prossimi due giorni.

Ben 32 motonavi e una flotta di cinque aerei sono stati mobilitati dalla compagnia BP, responsabile della piattaforma Deepwater Horizon, per spruzzare la macchia di greggio con una sostanza chimica capace di disperdere il petrolio e per gettare immense reti sulla superficie del mare per contenere la macchia nera. Le operazioni erano già state avviate, ma poi bruscamente interrotte a causa delle condizioni meteorologiche avverse: le onde nell’area interessata, infatti, nei giorni scorsi avevano raggiunto anche i due metri e mezzo. Le ricerche delle 11 persone disperse che al momento dell’esplosione stavano lavorando sulla piattaforma, invece, si sono definitivamente concluse.

Per contenere il disastro ambientale che si sta abbattendo sulla Louisiana, distrutta già cinque anni fa dall’uragano Katrina, la BP ha inoltre messo in azione quattro robot subacquei. Questi robot stanno tentando di attivare una valvola di sicurezza da 450 tonnellate per interrompere il flusso di greggio, ma le operazioni sono complicate dalle condizioni atmosferiche e dalla profondità della valvola, che si trova a quasi 1.600 metri sotto il livello del mare. I robot sottomarini rimarranno in azione tra le 24 e le 36 ore.

Secondo la JP Morgan, il costo dell’incidente nella piattaforma potrebbe raggiungere 1,6 miliardi di dollari, senza contare che il danno ambientale potrebbe essere colossale, soprattutto se il petrolio raggiungesse le isole Chandeleurs, un arcipelago a 45 chilometri dal luogo del disastro nel quale si riproducono tartarughe, pellicani e altre specie di uccelli.

Rosa Ricchiuti