Puglia: Vendola nomina la Giunta delle pari opportunità

Sette uomini e sette donne per il governo regionale delle pari opportunità. E’ quanto ha voluto il presidente della Puglia, Nichi Vendola, che ha ieri confermato i nomi (già circolanti da venerdì scorso) dei 14 assessori che lo affiancheranno nella gestione della Regione. Una lista “popolata” da molte new entry, come quella di Alba Sasso (Sel) che dovrebbe guidare l’assessorato per il Diritto allo studio, o quella di Maria Campese (Rifondazione comunista) alla quale spetterà il Turismo.

Marida Dentamaro, (ex parlamentare dell’Udeur passata al Pd) sarà, invece, la vicepresidente della Giunta, mentre le altre due novità nella squadra nominata ieri da Vendola sono rappresentate dall’ex magistrato Lorenzo Nicastro (Idv) che si occuperà dell’Ambiente e da Nicola Fratoianni, consigliere politico di Vendola che avrà la delega all‘Attuazione del programma.

Riconfermati gli altri nove assessori: Angela Barbanente (Urbanistica), Tommaso Fiore (Salute), Silvia Godelli (Cultura), Guglielmo Minervini (Trasporti), Loredana Capone (Sviluppo economico), Dario Stefàno (Agricoltura), Fabiano Amati (Opere pubbliche), Elena Gentile (Servizi sociali), e Michele Pelillo (Bilancio).

La formazione ufficializzata ieri dal governatore della Puglia ha creato non pochi malumori all’interno del Pd. A partire dal segretario regionale, Sergio Blasi che, secondo i ben informati, un posto all’interno della Giunta regionale se lo aspettava proprio. E quasi lo pretendeva. Così non è stato e, a poche ore dalla cocente esclusione, il segretario del Pd pugliese ha tentato la contromossa, criticando la scelta di Vendola relativa alla nomina di molti “assessori esterni”.

“In un periodo di crisi come quello che stiamo attraversando – ha fatto notare Blasi – sarebbe opportuno dare segnali di sobrietà. Aldilà di qualche competenza particolarmente apprezzata nella passata legislatura, preferiremmo che ci si attenesse al criterio di nomine interne al Consiglio. A breve costituiremo un ufficio per il programma – ha aggiunto Blasi – per individuare le priorità del Partito democratico nella valorizzazione delle potenzialità di questa regione e subito dopo incontreremo il presidente per sottoporgliele”.

Gli animi, insomma, all’interno del Pd pugliese sono tutt’altro che distesi. Sia tra chi – come il sindaco di Bari, Michele Emiliano – sostiene la tesi di Blasi e lamenta la scarsa disponibilità ostentata da Vendola a “trattare” sulla formazione della squadra di governo regionale, sia tra chi, invece, polemizza aspramente contro il segretario regionale. Come il deputato Gero Grassi: “Il partito – ha scandito – non c’è, il congresso ha determinato un segretario (Blasi, ndr) che si muove in solitudine, tenendosi attorno organismi pletorici che non decidono nulla”.

“Bisogna creare un partito, con una maggioranza e una minoranza, sapendo che – ha precisato Grassi – la prima non è un padrone e la seconda non è un’ospite. Solo un partito degno di essere chiamato tale può aiutare Vendola a ragionare non sulle poltrone ma sulle soluzioni dei problemi. E, non presentandosi ai negoziati come un mendicante, rappresentati da un segretario che invece di chiedere per il partito – ha proseguito il deputato del Pd – chiede per sé, evitare che Nichi diventi una sorta di Bokassa alla pugliese”.

Nel suo attacco, Grassi ha denunciato anche la “cupidigia” del governatore pugliese. “E’ vero – ha ammesso – Nichi ha fatto l’asso pigliatutto in questa vicenda, ha largheggiato negli assessori esterni non valutando le competenze che ci sono tra i consiglieri eletti e ha esagerato sulla parità di genere, impuntandosi sui 7 posti per le donne. Ma di fronte a lui non ha avuto un interlocutore, perché il Pd – ha concluso Grassi – non è stato in grado di esserlo”.

Maria Saporito

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