Arazzi di Pontormo e Bronzino: riscoperta dei tesori del Quirinale

“Giuseppe negli arazzi di Pontormo e Bronzino: viaggio tra i tesori del Quirinale” è stata inaugurata oggi dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in veste di “padrone di casa” per ospiti istituzionali e no.

L’esposizione, che si aprirà ufficialmente domani, rimarrà fino al 30 giugno nella Galleria di Alessandro VII nel Palazzo del Quirinale

Louis Godart, curatore della mostra insieme a Loretta Dolcini, ha sottolineato l’impegno di Napolitano nell’aprire maggiormente al pubblico gli spazi del Quirinale e, soprattutto, per valorizzarne il patrimonio artistico.

In questa linea rientra la preparazione di questo evento in cui sono messi in mostra dieci grandi arazzi restaurati proprio del laboratorio specializzato allestito all’interno del Quirinale.

Nato nel 1995 per riportare all’antico splendore le opere ora esposte, il laboratoria continuerà la sua attività, necessaria per la cura di oltre 200 arazzi prodotti tra Cinquecento e Ottocento.

Gli arazzi di Pontormo e Bronzino sono quindi un “assaggio” di quello che i “tesori” del Quirinale potranno mostrare in futuro.

Il tema centrale di questa mostra è la figura di Giuseppe, personaggio biblico che suscitò grande interesse sia nel committente delle opere, Cosimo I de’ Medici, sia nei due artisti che si occuparono dei disegni preparatori.

Si è ipotizzato anche che il maestro Pontormo abbia raffigurato il suo giovane apprendista Bronzino nelle Storie di Giuseppe ebreo, ora alla National Gallery di Londra.

Se si discute sull’intensità della dipendenza dell’allievo dal maestro, le loro vicende artistiche sono sicuramente legate per quanto riguarda gli arazzi da poco restaurati.

Tra il 1545 e il 1553 Cosimo I de’ Medici commissionò i disegni preparatori inizialmente a Jacopo da Pontormo; poi, insoddisfatto, chiamò Agnolo Bronzino che ne eseguì la maggior parte (con un’unica eccezione eseguita da Francesco Salviati).

La realizzazione materiale degli ampi arazzi fu affidata a due esperti fiamminghi, Nicolas Karcher e Jan Rost. Di quest’ultimo si può notare la curiosa firma sulla stoffa: un bel pollo allo spiedo.

La figura di Giuseppe fu scelta dal duca di Firenze, figlio del condottiero Giovanni dalle Bande Nere, perché incarnava una personalità onesta e dotata di qualità tali da fargli raggiungere traguardi importanti partendo da una bassa condizione. Un simbolo, quindi, per la dinastia fiorentina.

Cosimo iniziò presto a interessarsi dell’arte e di questa passione non abbiamo solo gli arazzi esposti a Roma. Degli altri dieci, rimasti a Firenze, sono state realizzate delle copie che si alternano agli originali, ai ritratti di Cosimo e della moglie Eleonora di Toledo, a oggetti provenienti da altri musei (tra cui l’Ermitage di San Pietroburgo) e a una curiosità.

I visitatori potranno vedere una ricostruzione della Sala dei Duecento di Palazzo Vecchio a Firenze, dove gli arazzi furono originariamente esposti, prima dei cambiamenti introdotti dal Vasari.

L.D.