DDL Intercettazioni: ecco cosa cambia

Circa un anno fa, nel giugno del 2009, veniva approvato alla Camera un Disegno di Legge presentato dal ministro Alfano e volto a regolamentare l’uso delle intercettazioni telefoniche nelle indagini giudiziarie. L’obiettivo dichiarato era quello di limitare l’uso di tale tecnologia considerata lesiva della privacy personale. La scorsa settimana, in commissione Giustizia del Senato, sono stati approvati alcuni emendamenti volti ad accogliere le istanze dei magistrati (contrari all’approvazione della legge). Le modifiche hanno però ulteriormente inasprito le sanzioni per giornali e giornalisti, pronti a scendere in piazza per difendere il loro diritto di cronaca. Di seguito sono elencate le principali novità inserite nel nuovo testo legislativo.

Indizi di reato
Le intercettazioni potranno essere richieste soltanto in presenza di “gravi indizi di reato” (come prevede la legge attuale), tuttavia lo si potrà fare solo su utenze intestate all’indagato o a terzi che però potrebbero essere a conoscenza dei reati su cui si indaga. Le intercettazioni dovranno essere considerate “assolutamente indispensabili” per la prosecuzione delle indagini.  Per quanto concerne i più gravi reati di mafia e terrorismo basteranno, invece, i “sufficienti indizi di reato”. La richiesta dovrà essere autorizzata dal Tribunale in composizione collegiale.

Via il pm che parla
E’ fatto divieto al magistrato impegnato nell’indagine di rilasciare “pubblicamente dichiarazioni” sul procedimento stesso. Se il divieto non sarà rispettato, il magistrato verrà iscritto nel registro degli indagati per rivelazione del segreto d’ufficio e quindi sostituito. E’ inoltre proibita la pubblicazione sui giornali di nomi e foto dei magistrati.

Pubblicazione
Chi pubblica atti del procedimento di cui sia vietata la pubblicazione rischia l’arresto fino a due mesi o l’ammenda dai 2 a 10 mila euro. In caso di pubblicazione di intercettazioni la condanna aumenta: carcere fino a due mesi e l’ammenda da 4 a 20 mila euro. In caso di atti secretati la condanna arriva a 6 anni.

Carcere ai cronisti
I cronisti rischiano il carcere fino a 4 anni se registrano conversazioni, ad esempio interviste, senza avvertire l’interessato e fino a 6 anni se si rendono “complici”. E’ stata modificata la norma che vieta le inchieste con telecamera nascosta. La registrazione verrà punita solo “qualora se ne faccia un uso illecito”.

Reati intercettabili
Non cambia l’elenco dei reati per scoprire i quali si può utilizzare lo strumento delle intercettazioni. Questi sono: quelli con pene oltre 5 anni, compresi quelli contro la Pubblica Amministrazione; ingiuria; minaccia; usura; molestia; traffico-commercio di stupefacenti e armi; insider trading; aggiotaggio; contrabbando; diffusione di materiale pornografico anche relativo a minori.

Limiti di tempo

Sono stati rivisti i limiti di tempo per proseguire nelle intercettazioni. Prima la soglia massima era fissata a 60 giorni (30 giorni ai quali si poteva chiedere una proroga di 15 e poi di altri 15). Con i recenti emendamenti, il nuovo limite è stato esteso a 75 giorni (30 più 15, più 15, più 15). Per reati di terrorismo, mafia o minaccia col mezzo del telefono si può arrivare a 40 giorni prorogabili di altri 20. Infine, il disegno di legge, qualora venisse approvato, non toccherà i procedimenti in corso per i quali è già stata chiesta l’autorizzazione a intercettare. Per questa fattispecie varranno però i divieti di pubblicare sui giornali stralci o riassunti delle stesse.

Di Marcello Accanto

Notizie Correlate

Commenta