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Il piano UE sulla mobilità sostenibile

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C’era da aspettarselo, l’Europa ( Italia compresa), quasi prima ancora di iniziare, appare già essere in ritardo per quanto riguarda lo sviluppo del mercato dei mezzi di trasporto a basse emissioni inquinanti. Da questo punto di vista infatti, America e Asia, sono già molto avanti. Non è difficile comprendere, se non ci si decide a darsi una mossa, quale sarà, a breve l’abisso che ci separerà dalle produzioni di suddetti continenti in fatto di mobilità sostenibile.

Città fatte per le auto elettriche, significa produzione su vasta scala di queste ultime, quindi, emissioni zero, costi ridotti, ambiente più pulito, concorrenza imbattibile su un mercato non “allineato” agli standard.

Per far fronte a questa “minaccia”, dalla quale però ci si può solo guadagnare, l’Unione Europea ha tracciato alcune linee guida. I motori a combustione interna non dovranno, perlomeno a breve, essere sostitutiti da quelli elettrici;  si continuerà quindi ad investire in quel settore,  migliorando però di gran lunga l’efficienza (in parole povere il quadruplo rapporto emissioni-prestazioni-consumo-costi) degli stessi. L’intenzione è quella di garantire ai cittadini europei una forte mobilità a bassissime emissioni di carbonio.

Si interverrà poi anche a livello legislativo, sia prima che durante, regolando, ad esempio, gli standard per due e tre ruote in maniera più oculata. Si parla poi di forti sostegni alla ricerca sulle tecnologie non inquinanti, osservatori nazionali per monitorare l’andamento e l’efficacia delle misure adottate e , non ultimo, una grande strategia informativa destinata ai consumatori, in modo che la scelta di questi ultimi possa avvenire alla luce delle nuove tecnologie e non solamente “in base a quello che sanno”.

Sono 27 i paesi che si sono accordati in questo senso, ed alcuni, come ad esempio, Spagna ed Inghilterrra hanno già adottato alcuni provvedimenti in senso “ambientalista”. L’Italia invece ancora non si è mossa. Antonio Tajani,  vicepresidente della commissione responsabile per l’industria e l’imprenditoria ha parlato anch’egli di standardizzazione, senza la quale ” sarà difficile sviluppare un mercato per le auto elettriche” . In questo senso l’esempio rimane Tokyo.

I tempi comunque appaiono molto lunghi se riportati alla durata della vita umana. Si stima che, anche “grazie” ad una nascente scarsità di energie tradizionali nel 2030,  vale a dire tra 20 anni, il mercato automobilistico sarà occupato da auto elettriche in una percentuale variabile tra il 11 e il 30%, non moltissimo a dire il vero.

Quote più basse per i veicoli cosiddetti ibridi, con doppia alimentazione a combustione ed elettrica, che dovrebbero occupare tra il 5 e il 20% del mercato. Anche cosiderando le percentuali massime, sommandole si arriverebbe a coprire la metà del panorama mondiale (30 + 20 = 50%). Considerando che i veicoli ibridi non possono per natura essere a impatto zero, le loro emissioni, pur minime, nel 2030 andranno sommate a quelle del restate 50% del parco automobilistico del pianeta, che sarà ancora a combustione interna. La “rivluzione elettrica” avverrà, ma molto probabilmente noi non la vedremo.

A.S.