Ligabue contro i colleghi “topi” in ‘Arrivederci, mostro!’

Luciano Ligabue passa con serenità la tappa dei cinquantanni facendo tesoro di quanto raccolto fino ad ora, dei tutti i momenti belli e di quelli brutti, ben consapevole di essersi fatto trovare sempre pronto nei punti cruciali della sua vita; lo dice Nel tempo, il brano autobiografico contenuto in ‘Arrivederci, mostro!’, il nuovo album di inediti del cantautore che uscirà il prossimo 11 maggio. “È un buon periodo personale – confessa Liga -. Riesco a non lasciarmi angosciare dalle paure, quelle relative ai miei cari, alle malattie, ormai credo di conoscere bene i miei “mostri” che mi fanno compagnia da tempo. E sono anni buoni anche nel rapporto con il mio mestiere, ho una migliore percezione dell’affetto della gente”.

In questa atmosfera c’è però senz’altro una nota stonata che riguarda il mondo stesso della musica. In Caro il mio Francesco, brano in forma di lettera rivolta a Guccini, Ligabue infatti punta il dito contro i suoi colleghi “topi” pronti a dare “via la madre per stare sul giornale”. “Non sono il depositario della purezza – spiega l’artista -, ma mi danno fastidio quelli che si dichiarano puri e poi fanno salti mortali per avere i titoli della stampa“. Se gli si chiede qualche nome poi risponde: “Come canto, il mio disprezzo me lo tengo dentro e lascio che a fare i giochini siano altri”. Fra quelli che si salvano ci sono di certo Guccini (“Quando l’ha sentita mi ha detto ‘Liga, eri un po’ incazzato’ “) e Francesco de Gregori.

C’è anche una voglia di raccontarsi senza filtri, con una totale libertà che è difficile ricordare in passato. “A fine 2008 la mia compagna ed io abbiamo perso un bimbo al sesto mese di gravidanza. Un evento col quale è difficile pacificarsi, un lutto vero e proprio”; proprio a questo periodo risale Caro il mio Francesco che però oggi Liga definisce “poco utile, uno sfogo”. Nonostante la metafora del titolo, in Arrivederci, mostro! un mostro c’è ed è l’uomo che nel gennaio 2009 uccise in un asilo belga una donna e due bambini; da questo episodio di cronaca è nata Quando mi vieni a prendere, una delle canzoni più commoventi di Ligabue. “Mi ha colpito e ho sentito il bisogno di confrontarmi e ho vestito i panni di un altro, un bambino di quella scuola, cosa che non faccio mai nelle canzoni” spiega l’artista.

Circa la possibilità di tornare a lavorare dietro ad una cinepresa Liga dice: “La neve se ne frega era una buona idea, ma non realizzabile in Italia, quindi ne ho fatto un romanzo. Mi piacerebbe trovare un’altra idea”. Per quanto riguarda la politica invece il Liga ha sempre fatto capire le sue idee ma fuori dalle sue canzoni. “Non fa per me. E poi non ricordo una canzone politica che mi abbia fatto riflettere di recente”. Eppure Nel tempo contiene dei riferimenti al movimento studentesco del ’77. “Venivo da una famiglia comunista – ricorda – e da una zona comunista dove i servizi funzionavano bene. Di conseguenza ero nel movimento, ma col mio pensiero”.

Per la prima volta il rocker non ha seguito la produzione del suo disco, lasciando tutto nelle mani di Corrado Rustici. “È lui che ha voluto un suono così chitarristico. Mi ha fatto fare un salto nel tempo. Oggi il rock è fatto con molte tastiere, come a fine Anni ’80 quando debuttai” racconta. In estate Luciano Ligabue partirà per il tour, prima tappa sold-out allo Stadio Olimpico di Roma il 9 luglio con replica il 10 poi Milano il 16 ed il 17; annuncia:”Suonerò molto di questo disco”.


Andrea Camillo

Notizie Correlate

Commenta