Prof. Jovanotti, lezione ad Harvard su Musica e Diritti Umani

Iniziano le lezioni ed il Professor Jovanotti sale in cattedra; non una cattedra qualsiasi, bensì quella di uno fra gli atenei più prestigiosi del mondo. Lorenzo Cherubini, nei panni di docente, ha infatti tenuto davanti agli studenti dell’università Harvard una lezione su ‘Musica e Diritti Umani’. Prima di presentarsi alla conferenza ha dichiarato: “Un cantautore sa che cosa significa sentire l’emozione di un’utopia realizzata. Quell’emozione può e deve essere comunicata”.

In questo suo ruolo inedito Jovanotti ha cercato di far capire agli studenti come un messaggio di pace possa essere offerto al mondo attraverso la musica; un argomento mica da poco considerando che l’artista è il primo cantante italiano ad aver avuto l’onore di trattare temi così delicati laddove si è laureato il Premio Nobel per la Pace nonché Presidente degli Stati Uniti Barack Obama o dove hanno discusso personaggi come il Dalai Lama. Senz’altro la carriera e l’immagine di Lorenzo sono state sempre collegate a molte battaglie per i diritti umani e la sua lontananza da schieramenti ideologici ha fatto in modo che il suo messaggio arrivasse limpido e credibile alle nuove generazioni.

La lezione è stata organizzata dall’Università del Massachusetts in collaborazione con l’Istituto di Cultura del consolato italiano di Boston e si tiene nella vigilia del concerto che vedrà il cantautore esibirsi al Paradise Rock Club. Jovanotti ha iniziato il suo viaggio in Nordamerica a Washington il 22 aprile, poi ha fatto tappa sabato a New York e proseguirà a Philadelphia, Chicago, Boston, concludendo con Montreal e Toronto. Nella Grande Mela c’è stato il tutto esaurito al Webster Hall, storico locale della musica underground, dove Jovanotti ha mandato in delirio i suoi spettatori americani con i pezzi forti del suo repertorio, da Serenata Rap a Bella, da A te a L’ombelico del mondo, dedicata agli italiani a New York. Di certo non è stata poca l’emozione provata dal cantante romano nel salire sul palco dove prima di lui si è esibita gente come Rolling Stones, U2, Beastie Boys e Frank Sinatra. Durante il concerto Jovanotti ha poi fatto un omaggio agli Usa cantando Stay’n Alive.

“Canto in italiano perché è una lingua bellissima. Peccato solo la conoscano in pochi” spiega, poi continua e dice: “Che cosa c’è di piu’ universale di un ritmo funky? Di una canzone rap? Di più universale c’è l’amore tra gli esseri umani. Ai ragazzi voglio cercare di spiegare quell’emozione lì. Nessuno può farsi un’idea di cosa siano i diritti umani se prima non riconosce di essere un essere umano in un mondo di umani. In questo senso la musica è un veicolo straordinario, un mezzo efficace per esprimere quel tipo di emozione. Perché la musica… lo sa”.

Andrea Camillo