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Ucraina: fulcro di una nuova Guerra Fredda?

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Il presidente ucraino Viktor Yanukovich

L’accordo siglato lo scorso 21 aprile tra Russia e Ucraina

rischia di diventare un pesante ago della bilancia all’interno delle strategie politico-militari nella nevralgica area del Mar Nero. Ad affermarlo sono alcuni analisti politici del Washington Post, che hanno sottolineato come tale accordo possa entrare in conflitto con gli interessi di Usa e Nato, interessate ad usare la medesima zona come scudo per eventuali nemici dell’area mediorientale e centroasiatica.

L’intesa raggiunta tra il presidente ucraino Viktor Yanukovich e il presidente russo Dmitrij Medvedev era piuttosto chiara: gas in cambio di un avamposto militare. L’Ucraina godrà di uno sconto decennale del 30% sul gas di provenienza russa, mentre la Russia potrà continuare a mantenere il proprio avamposto militare di Sebastopoli, città ucraina che affaccia sul Mar Nero, per altri 25 anni rispetto al precedente accordo (ossia fino al 2042).

La scelta del presidente ucraino ha destato non poco scalpore, soprattutto tra i suoi connazionali: alcuni membri dell’opposizione lo hanno accusato di essere uno sfegatato filorusso, e qualcuno è addirittura arrivato a chiedere l’impeachment per infrazione della Costituzione. Le proteste sono culminate ieri in una mega-rissa parlamentare, con lancio di uova e bombe lacrimogene all’interno della stessa sede del Parlamento. Roba che fa impallidire le bottiglie di spumante stappate mesi fa a Montecitorio da alcuni deputati della maggioranza.

Le principali conseguenze che gli analisti hanno previsto in seno al suddetto accordo (oltre al già citato possibile conflitto di interessi tra Russia e occidente) sono due: un rallentamento del processo di democratizzazione dell’Ucraina (dovuto a un rinvio delle necessarie riforme nel corrotto sistema dell’energia) e un aumento della tensione sociale, come dimostrato anche dalla rissa di ieri. Decisamente più idilliache sembrano le cose sull’altra sponda del fiume: l’accordo sembra essere stato accolto in maniera decisamente più favorevole alla Duma, il Parlamento russo, che ha ratificato la decisione di Medvedev all’unanimità con ben 410 voti a favore. E zero contrari.

Roberto Del Bove