Fini: Federalismo non basta, si prendano misure sociali

E’ dall’auditorium del Parco della Musica per la presentazione del rapporto Luiss Generare classe dirigente, che Gianfranco Fini parla ad una folla attenta. Di più, non bastasse il rango istituzionale, pesata la presenza del presidente della Camera nel partito. Capace di far da detonatore, e di farsi conciliante. “La fiducia tra il vertice e la base della società si fonda sulla capacità di realizzare cambiamenti strutturali del nostro sistema. Tale consapevolezza dovrebbe indurre tutti a intraprendere le riforme non solo istituzionali ma anche di tipo sociale ed economico“. Non solo federalismo, terrà a precisare.

L’ex leader di An ha invitato i colleghi politici a non affrontare i problemi “guardando nello specchietto retrovisore”, ma a guardando alle istanze di oggi con il respiro rivolto agli obiettivi strategici per la loro soluzione: “Governare  significa indicare le priorità. Ciò sarebbe un doveroso atto di responsabilità verso il Paese”. Continua Fini: “La classe politica anziché individuare un’onda lunga capace di affrontare una visione di medio-lungo periodo si concentra solo sull’immediato, perché sa che gli interventi di medio-lungo termine non necessariamente portano subito consenso”. Il rischio è che “se si privilegia solo la tattica si finisce nell’immobilismo”.

In molti i giovani in sala. Ai quali Fini non fa mancare il proprio indirizzo, ammonendoli: “politica deve sapere indicare un progetto economico e civile, un’etica della responsabilità comune”. Un patto generazionale, precisa Fini, “in base al quale le generazioni più mature passano il testimone di un progetto di crescita. Il rischio è che venga meno tra i giovani la convinzione di poter avere un futuro migliore dei propri genitori, perché se viene a mancare la speranza di una ascesa sociale, si crea una società seduta, intimidita, che perde la convinzione di poter vincere le sfide”.

Aggiunge, continuando, la terza carica dello Stato “nessuna nostalgia di una politica dirigista, oggi certamente la politica deve tornare ad essere dirigente, non limitandosi solo ad amministrare il quotidiano ma soprattutto a realizzare le condizioni per la trasformazione, indicando gli obiettivi e una road map per raggiungerli”. Quanto al meridione, ”quel che manca al nostro Sud è la possibilità che le eccellenze vengano occupate in quel territorio. Al di là degli incentivi per la ripresa dei consumi si potrebbe pensare a incentivi a quelle imprese meridionali che assumono giovani del Mezzogiorno specializzati: il triangolo del sapere, delle imprese e della qualità dei giovani è indispensabile per assicurare il futuro del nostro paese”.

Vincenzo Marino