Fini in tv riaccende la scintilla della polemica

ULTIMO AGGIORNAMENTO 7:34

La “maratona” televisiva del presidente della Camera si è conclusa ieri sera nel salotto di Bruno Vespa, dove Gianfranco Fini ha avuto modo di rimarcare i propri convincimenti sulla futura gestione del Pdl e di ribadire la propria lealtà al partito co-fondato col presidente del Consiglio. “Non ho intenzione di divorziare o di litigare – ha spiegato il presidente della Camera – a patto che si rispettino le mie opinioni“.

Già, perché quella dell’autonomia di pensiero e di espressione resta per l’ex leader di An un presupposto irrinunciabile; un “bene” da tutelare e da difendere contro tutti e tutto per garantire la crescita del partito. E del Paese. Nel corso della lunga intervista a “Porta a porta”, Gianfranco Fini ha avuto modo di precisare alcune faccende politiche e non, e di togliersi qualche “sassolino” dalla scarpa. Ritornando sulla burrascosa discussione con Silvio Berlusconi, avvenuta una settimana fa in occasione della Direzionale nazionale del partito: “Mi spiace doverlo ricordare – ha detto l’ex aennino – ma Berlusconi non può dirmi se vuoi fare politica devi dimetterti da presidente della Camera”. Come dire che- nonostante gli apparenti “ricongiungimenti” – i due co-fondatori dimostrano di non aver dimenticato del tutto lo scontro consumatosi alll’Auditorium della Conciliazione e tengono “in caldo” i reciproci risentimenti per “utilizzarli” al momento opportuno.

Ma il passaggio più caldo, nel salotto di Rai Uno, è stato quando Gianfranco Fini si è scagliato contro l’ennesimo attacco mediatico orchestrato da “Il Giornale”, il quale ieri pubblicava in prima pagina una notizia sulla quasi suocera del presidente della Camera (la madre della compagna, Elisabetta Tulliani), riferendo della produzione di una sua trasmissione su RaiUno pagata “ottomila euro per 183 puntate”. E ha ironizzato contro la solidarietà manifestata ieri anche da Silvio Berlusconi, “fratello dell’editore”.

“Non e’ stato un incidente – ha commentato Fini – E comunque o (il premier, ndr) non legge i giornali o non si capisce perché solo oggi la solidarietà. Io sono per la libertà di stampa, ma questo, cioè quando si attaccano i familiari e la vita personale, è un giornalismo che sguazza nel fango, per non citare un’altra materia organica che rese famoso Cambonne”.

Altro punto spinoso trattato dal telegenico presidente della Camera è stato la vicenda del vice capogruppo alla Camera, Italo Bocchino, di cui in molti reclamano “la testa” nel Pdl per sbollentare la rabbia del presidente del Consiglio, irritato dai continui “controcanti” pubblici del “finiano”. “Si può essere sfiduciati in ragione di addebiti – ha attaccato Fini – Cosa si può addebitare a Bocchino? Di aver sabotato il gruppo? Di aver organizzato qualche imboscata? Non si può addebitarglielo. Viene rimproverato perché si ritrova su posizioni del presidente dalla Camera. E’ questa la ragione? Se è questa – ha concluso Fini – altro che partito dell’amore, se si inizia a tagliare teste”.

Maria Saporito