L’Eni vuole essere più europea

L’Eni continua a crescere nonostante il calo della domanda di gas. L’amministratore delegato Paolo Scaroni sottolinea nel corso dell’assemblea dei soci come  “nessuna compagnia cresce come noi” nella produzione di idrocarburi. “Le grandi major petrolifere , ha spiegato il top manager ,hanno diminuito le loro produzioni mentre noi dal 2005 al 2009 abbiamo aumentato la nostra produzione di 200.000 barili portandola da 1,6 milioni a 1,8 milioni al giorno. Nello stesso periodo Shell ha diminuito la propria produzione di 600.000 barili mentre Total di 300.000”.

E guarda lontano: un recente decreto stoccaggi le consentirebbe di estendere la sua quota mercato dal 40% attuale al 60% ma dalle parole dell’amministratore si capisce che non ha nessuna intenzione di farlo:  “vogliamo essere sempre più europei e sempre meno italiani: abbiamo una quota del 21% in Europa e del 40% in Italia, e questa ci sembra più che soddisfacente.”

Nel bilancio dell’ assemblea Scaroni ha anche sottolineato l’andamento positivo della società che ha portato a casa nell’esercizio appena concluso  un utile netto pari a 4,37 miliardi di euro. “Nel 2009 Eni ha conseguito risultati superiori alle aspettative e tra i migliori dell’industria, in un contesto di mercato caratterizzato dalla recessione economica più forte degli ultimi sessant’anni”, ha detto il dirigente.

Per il 2010 Eni ha confermato la sua strategia, proponendosi di conseguire una crescita di lungo termine della produzione superiore alla media dei concorrenti e di consolidare la propria leadership nel mercato europeo del gas preservando una solida struttura patrimoniale.
Scaroni ha poi motivato la decisione di portare il target di produzione di idrocarburi nel piano strategico al 2,5%, (rispetto al 3,5% precedente), spiegando che la revisione si è resa necessaria a seguito della caduta della domanda di gas in Europa, che ha comportato un abbassamento dei tassi di crescita.
Sul fronte dei consumi di gas, il 2009 è stato comunque un anno tragico per l’Italia, con un calo dell’8%, ha ammesso Scaroni, sottolineando che “il dato è ancora più grave se si pensa che il consumo delle famiglie non è cambiato e quindi tutto il calo è imputabile all’industria”.

Diana de Angelis